Il gruppo alpini per l’addio a Fiordigigli

Paganica, chiesa affollata per dare l’ultimo saluto all’imprenditore morto all’età di 88 anni
L’AQUILA. Il picchetto degli alpini del gruppo Mario Rossi di Paganica e i canti di montagna del Coro della Portella hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio Alfredo Fiordigigli, l'88enne imprenditore morto due giorni fa dopo una breve malattia. Ad accompagnarlo nel triste rito nella chiesa degli Angeli Custodi a Paganica c'era tantissima gente e tantissimi amici del gruppo alpino di cui Fiordigigli era stato in passato più volte capogruppo.
A fianco della bara coperta di fiori c'erano anche gli amici del Coro della Portella, il coro che lo stesso Alfredo Fiordigigli aveva fondato oltre 30 anni fa, e di cui era stato a lungo presidente prima di diventare presidente onorario. Il coro, la montagna, gli alpini, le grandi passioni di un uomo da sempre dedito al lavoro. La famiglia Fiordigigli è molto nota in città per le attività imprenditoriali che vanno dalla ricettività, c'è un albergo a Fonte Cerreto che porta il nome della famiglia, all'edilizia. Il nome di Alfredo Fiordigigli è notissimo a livello nazionale per l'azienda con i fratelli Mario, Angelo ed Ettore diventata per mezzo secolo una delle aziende specializzate nel restauro architettonico e monumentale, tra le imprese di fiducia delle Soprintendenze nelle regioni del centro Italia, dove il nome Fiordigigli è legato alla realizzazione di notevoli operazioni di restauro. Ma ieri, nella chiesa degli Angeli Custodi, tutto l'impegno profuso in terra si è sciolto nel pianto quando il coro ha intonato il «Signore delle Cime».
Subito dopo la preghiera dell'Alpino, è stato il momento dell'intervento di Vincenzo Vivio, direttore del Coro della Portella e amico fraterno di Alfredo. Arrivato con un po’ di ritardo perché aveva lasciato a casa proprio il foglietto con il discorso, appunti che alla fine non sono neanche serviti. Perché Vincenzo Vivio ha trovato le parole migliori per ricordare il caro amico, «un fratello, o forse un secondo padre», ha detto, raccontando anche aneddoti del passato.
«Alfredo era una persone che amava sorridere e amava far sorridere», ha raccontato, «di una intelligenza arguta, ironia fulminante. Uomo di pochissime parole ma di molti fatti, sempre dietro le quinte, con discrezione, ma sempre pronto a intervenire se necessario». Fra i tanti ricordi, quello di un giorno in cui Alfredo saliva lungo i Valloni sul Gran Sasso insieme a Vivio, e da fuori si sentiva il rumore del suo pace-maker. Lui non se ne dava peso, e anzi «iniziò a scherzarci sopra». «Alfredo rappresentava il vero spirito paganichese».

