Il Jazz sposa L’Aquila per altri 5 anni 

Andrà avanti il matrimonio iniziato nel 2015 grazie all’intesa con Siae e organizzatori. Giovani protagonisti dei laboratori

L’AQUILA. Nel segno del viaggio e del coraggio. Come nelle parole di Gianni Rodari. Come negli auspici di una città che, malgrado i segni del sisma ancora ben visibili sulle strade del centro, malgrado le necessarie restrizioni imposte dalle misure anti-Covid, non ha rinunciato a nessuno dei grandi appuntamenti dell’estate: né ai Cantieri dell’Immaginario, né alla Perdonanza, meno che meno al jazz. «Ci abbiamo creduto, anche quando ci chiedevano “chi ve lo fa fare?”. Era troppo importante non interrompere questa tradizione che va avanti dal 2015», ha sottolineato il sindaco Pierluigi Biondi, davanti alla Casa dello Studente, prima del via ufficiale alla seconda e ultima giornata della kermesse. Con lui Corrado Beldì, presidente dell’associazione I-Jazz. Nel segno del viaggio e del coraggio, come nello slogan della sesta edizione. Un viaggio che continuerà per almeno altri 5 anni, anche in virtù dell’accordo sottoscritto dal primo cittadino col presidente della Siae, Giulio Rapetti, in arte Mogol. Nel segno del viaggio, del coraggio e della sperimentazione come questa manifestazione ci ha abituato, sin dalla prima edizione. Non ha deluso il progetto Stefano Tamborrino Seacup con Ilaria Lanzoni al violino, Katia Moling alla viola oltre a Dan Kinzelman (sax), Andrea Beninati (violoncello), Gabriele Evangelista (contrabbasso). Suggestioni tra il classico e il progressive, valorizzate dalla composizione, voce, batteria, effetti elettronici e lap steel dello stesso Tamborino. Le note “soffuse” degli archi, sul finale supportati dal violoncello di Naomi Berril, scivolano su un tappeto di note che vira all’improvviso sul jazz. Nel pomeriggio il via agli altri palchi.
I PIÙ PICCOLI. Laboratori sperimentali che hanno coinvolto anche i più piccoli negli spazi allestiti all’hotel Castello e all’Auditorium del Parco, a cura delle associazioni “Nati nelle note” e “Il jazz a va a scuola, in collaborazione con la scuola media Dante Alighieri che nel pomeriggio ha schierato una propria selezione coordinata dai docenti Antonio Pro (chitarra), Luana De Rubeis (violino), Roberto De Vincentis (percussioni), Giancarlo Giannangeli (violoncello) e Caterina Imbrogno (pianoforte). Sul palco i giovanissimi Francesco Bernardi, Simone Ianni, Federico Dionisi, Santiago Petrocco, Virginia Di Nardo, Francesca Santilli, Simone De Benedictis, Gianfranco Barca, Adriana Di Cola diretti da Stefano Mangia.
I PROTAGONISTI. Nella due giorni si sono esibiti, tra gli altri, Enrico Intra, Antonello Salis, Simone Zanchini, Stefano Cocco Cantini, Silvia Bolognesi, Ares Tavolazzi, Roberto Ottaviano, Pietro Tonolo, Giovanni Guidi, Marco Colonna, Marcella Carboni, Dario Cecchini, Susanna Stivali. Gran finale con Mauro Ottolini e Fabrizio Bosso sul palco di piazza Duomo che sabato ha visto anche l’esibizione a sorpresa di Paolo Fresu con la Big Band del Conservatorio. «Un appuntamento irrinunciabile», ha sottolineato quest’ultimo. «La città ci vuole bene, e noi vogliamo bene agli aquilani e alla città». Assegnati tre premi alla carriera a Franco Fayenz, Guido Manusardi e Amedeo Tommasi; il premio Giovani visionari a Evita Polidoro (il piccolo Andrea Fresu ha conferito la targa). Per ricordare la figura di Mario Guidi, manager e agente scomparso a fine 2019, è stato consegnato un premio al figlio, il pianista Giovanni. NOTA STONATA. Unica nota stonata, le numerose prenotazioni non rispettate da parte di tanti che, approfittando della gratuità, non si sono presentati ai concerti, lasciando gli organizzatori nell’imbarazzo di tenere fuori, con le sedie vuote, altre persone. Colpa ancora più grave in tempi di Covid.
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