Il laghetto sul Gran Sasso rischia di sparire

2 Settembre 2022

Prateria di Fugno. Appello di don Domenico: «L’oasi è diventata intoccabile, ma serve manutenzione»

L’AQUILA. «Bisogna salvare il lago di Fugno sul Gran Sasso, ormai sta morendo per incuria». L’appello è di don Domenico Marcocci originario della frazione di Filetto (nei pressi della quale si trova il piccolo bacino) e parroco di San Gregorio.
Don Domenico con una lunga nota pubblicata sul sito “Assergi racconta” rifà la storia del lago e soprattutto della grande attenzione che i filettesi hanno avuto nei secoli –c’è un documento del 1468 che testimonia una manutenzione accurata a spese degli abitanti del borgo – per la salvaguardia del lago dove trova ristoro il bestiame al pascolo.
Don Domenico scrive, fra l’altro: «Oggi il nostro lago, cuore della meravigliosa prateria di Fugno, prezioso serbatoio di acqua che ha dissetato milioni di animali, è diventato oasi naturalistica, è stato promosso e ne siamo contenti. Per questa ragione è diventato intoccabile perché, giustamente, bisogna proteggere flora e fauna. Ma c’è un particolare che non deve sfuggire: può succedere che per salvare fauna e flora si lascia morire il lago e, per ironia della scienza, si perdono lago, flora e fauna mentre la prateria, senza il suo cuore vivente, non attrarrà più nessuno, né animali né umani. Il lago ha bisogno di cure, rispettare il lago non significa non toccarlo, se noi ancor oggi godiamo di questo bene comune lo dobbiamo alle cure e alla stima che i nostri avi per secoli hanno avuto di esso. Cultura è coltivare un bene con il rispetto e la delicatezza quasi religiosi, è un’azione continuativa e, quindi, è legata al passato e alla sua memoria per poter conservare quel bene e proiettarlo nel futuro. È cultura anche proteggere l’identità di un bene da ogni invasione tendente a stravolgerne l’identità e le finalità originarie. I filettesi soffrono nel vedere il proprio laghetto – nostro familiare e compagno di vita dai giochi allegri della fanciullezza fino all’ultimo sguardo tenero ed amico dei vecchi – lentamente venir meno. Fin dall’antichità questo piccolo lago ha richiesto una manutenzione periodica che ben conoscono gli abitanti di Filetto. In realtà gli esperti in materia sanno bene che le piante acquatiche che muoiono annualmente, l’azione degli animali e i detriti vari, col passare dei decenni determinano un accumulo di sedimenti tale che va a diminuire lo spessore e la quantità dell’acqua; se a tutto questo si aggiungono il cambiamento climatico, l’innalzamento vertiginoso della temperatura estiva e la scarsità di piogge e di nevi, si verifica il quasi prosciugamento del lago. Di conseguenza, oggi ancor più che in altri tempi, è ineludibile la manutenzione periodica. E’ necessario trovare un accordo tra due interessi apparentemente opposti, salvare il lago insieme con la flora e la fauna che ospita. Oggi si può», conclude don Domenico Marcocci. (g.p.)