Il lato oscuro delle madri raccontato dalla Ciabatti

6 Aprile 2019

AVEZZANO. Una piacevole domenica letteraria quella trascorsa al Mondadori Bookstore di Avezzano con la scrittrice Teresa Ciabatti, finalista al Premio Strega 2017, che ha presentato il suo ultimo...

AVEZZANO. Una piacevole domenica letteraria quella trascorsa al Mondadori Bookstore di Avezzano con la scrittrice Teresa Ciabatti, finalista al Premio Strega 2017, che ha presentato il suo ultimo romanzo, intitolato “Matrigna”. L’evento, organizzato da Ornella Gemini in collaborazione con l’agenzia letteraria Ponte di carta, ha visto dialogare con l’autrice Roberta Di Pascasio e Roberta Maiolini, mentre le letture dei brani tratti dal testo sono state affidate a Cristina Lenarduzzi. Teresa Ciabatti, nel suo ultimo libro, si sofferma a esplorare la maternità e i rapporti tra fratelli, con uno sguardo sempre rivolto all’attualità. «La letteratura può farsi carico dei problemi della società perché tutti ne siamo responsabili», spiega la scrittrice, «infatti, anche nei libri futuri, cercherò di raccontare la parte oscura delle cose, sempre con l’obiettivo di scuotere e disturbare i lettori». Un incontro che ha interessato e appassionato anche il gruppo di Giornalistudenti, che ha avuto la possibilità di intervistare e conoscere la scrittrice.
Il titolo “Matrigna”: all’inizio sembrerebbe riferirsi alla mamma, ma poi si capisce che forse Noemi, la protagonista, è stata matrigna di se stessa.
«Esatto, sembra che Noemi alla fine riesca a prendersi la mano e ad accogliersi, diventando la mamma di se stessa. Infatti questo è un libro pieno di matrigne. In origine nelle prime versioni delle favole dei fratelli Grimm la matrigna è la madre naturale, invece quando sono stati costretti a rieditarle, il termine matrigna cambia accezione perché era considerato inaccettabile se riferito alla madre naturale. Ho recuperato questo significato originario perché oggi il lato oscuro delle madri si può raccontare».
Il romanzo “Matrigna”, con l’analisi del rapporto madre-figlia, le ha dato la possibilità di crescere come madre e di capire nuovi lati dell’essere figlia?
«Proprio così, il libro precedente mi ha un po’ liberato dall’essere figlia, dall’ombra di questi genitori-fantasmi. Ho scritto “Matrigna” sapendo di essere madre e ovviamente, rispetto a “La più amata”, cambia anche lo stile. Non è lo sfogo personale, ma in realtà è qualcosa di pensato e studiato. Per questo anche il ritmo è più serrato e rappresenta la necessità di liberarsi da tutte le ossessioni, esigenza assente, invece, in “Matrigna”».
Secondo lei, perché nel panorama letterario di oggi piacciono molto le figure femminili, per caso ha intenzione di proseguire su questa linea con i prossimi suoi libri?
«Sì, già sto scrivendo il mio prossimo romanzo. Tornerò a un qualcosa di volutamente irritante, sfrontato e coraggioso come “La più amata”. Credo che tutte noi scrittrici dobbiamo ringraziare Elena Ferrante, perché ha aperto una strada nella letteratura italiana. Molte delle autrici che stanno uscendo fuori ora c’erano anche prima, ma non si vedevano».
Chiara Ciocci
Tamara Marinetti
Giulia Pietrosanti
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