Il legame Piccone-Santilli: ecco l’accusa del Riesame

I giudici dell’Aquila motivano l’allontanamento da Celano: «La misura è idonea il sindaco manifesta una capacità autonoma di infrangere i precetti penali»
CELANO. «Sindaco capace di commettere reati anche senza il concorso di Piccone». È quanto affermano i giudici del Tribunale del riesame dell’Aquila nelle motivazioni che hanno portato alla misura del divieto di dimora a Celano emesso nei confronti del primo cittadino, Settimio Santilli, e del vicesindaco Filippo Piccone, dimessosi dopo il provvedimenti cautelari. Attualmente Santilli è sospeso, mantenendo la carica. Al riguardo i giudici dell’Aquila sottolineano che «contestazioni accusatorie evidenziano come il sindaco sia ben capace di commettere reati anche senza il concorso di Piccone e senza neanche informare quest’ultimo». In altri termini, sempre secondo il Riesame, «Santilli, pur fortemente legato a Piccone, manifesta anche una capacità autonoma di infrangere i precetti penali». Per tale motivo il provvedimento di divieto di dimora a Celano viene ritenuto idoneo alla situazione. «Non può ritenersi, di conseguenza», afferma il Riesame, «che siano sufficienti le dimissioni di Piccone dalle cariche pubbliche per assumere che sia scemato il pericolo di reiterazione anche nei confronti degli altri indagati». Ad avvalorare la tesi dei giudici, ci sarebbe «anche la circostanza che Piccone non rivesta più ruoli formali». Quindi la misura del divieto di dimora, sempre per il tribunale dell’Aquila, è idonea alla situazione nonostante Piccone si sia dimesso dalla carica di consigliere comunale e di assessore. Il fatto che Piccone non rivesta più cariche pubbliche «non può escludere che egli continui a manovrare de facto e sia pur da lontano l’amministrazione celanese, sfruttando i propri forti legami personali con gli esponenti politici locali, primo fra tutti proprio il sindaco Santilli». Quindi, non essendosi dimesso Santilli, che una volta revocata la misura tornerà in carica, Piccone potrebbe avvalersi ancora di Santilli che è attualmente solo sospeso dall’esercizio delle funzioni per effetto dell’applicazione della misura cautelare. Questa situazione, secondo il Riesame, porrebbe Piccone «in una posizione in cui egli disporrebbe di innumerevoli possibilità per commettere reati della stessa specie». Il legale di Piccone e Santilli, Antonio Milo, ha già preannunciato ricorso in Cassazione contro la misura attualmente in atto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

