Il luogo identitario che ospita il Mammut

Progettato nel 1534 dallo spagnolo Escrivà. Fu residenza del governatore, carcere e sede del Museo
L’AQUILA. Il Forte Spagnolo, meglio noto come Castello cinquecentesco, è per la città dell’Aquila un simbolo identitario, il posto del cuore per intere generazioni. Dal 1960 è la “casa” del Mammut, uno scheletro di Mammuthus Meridionalis, risalente a un milione e trecentomila anni e rivenuto nel 1954 in una cava di argilla a Scoppito. Lo scheletro è stato messo in salvo in seguito al terremoto e esposto per un breve periodo nel 2015.
Dichiarato monumento nazionale nel 1902, il Castello fu restaurato nel 1951. Divenne, così, la sede del Museo nazionale d’Abruzzo, da qualche anno trasferito col nome di Munda all’interno dell’ex mattatoio nella zona della Rivera. Il Forte fu costruito nel corso di un grandioso progetto di rafforzamento militare del territorio avvenuto durante la dominazione spagnola in Italia meridionale nella prima metà del Cinquecento. Nel 1534 fu incaricato l’architetto, nonché capitano dell’esercito di Carlo V, Pedro Luis Escrivà (Escribàs) di Valencia, del progetto nel punto più alto della città, il luogo ideale per la costruzione. La costruzione, che necessitava di enorme spazio, comportò la distruzione di un intero quartiere. Per la costruzione degli enormi cannoni posti a difesa della fortezza vennero fuse le campane della città, tra cui la grande Campana della Giustizia posta sulla Torre Civica. I lavori procedettero spediti fino al 1549 per poi rallentare fino al 1567 anno in cui, mutate le condizioni politiche e tolto il pesante onere della costruzione alla città, si arrestarono del tutto, nonostante si fossero ultimate soltanto le opere di funzione strettamente militare del manufatto. Il Forte, che non fu mai completato, non venne mai utilizzato dagli spagnoli in importanti azioni militari, poiché nella seconda metà del Cinquecento il centro degli interessi dell’Impero Spagnolo si spostò dal bacino del Mediterraneo prima al Nordeuropa e poi in Sudamerica. Dal Seicento divenne la residenza aquilana del governatore spagnolo e, solo successivamente, alloggio dei soldati francesi prima (Ottocento) e dei soldati tedeschi poi (Seconda guerra mondiale).
La fortezza presenta una pianta quadrata, con bastioni massicci, ognuno in direzione dei quattro punti cardinali, collegati alla cinta muraria all’altezza degli angoli con uno schema “a punta di lancia”. I bastioni erano ciascuno in grado di resistere autonomamente agli assalti. Ognuno contiene due grandi costruzioni, le casematte, volte a proteggere uomini o pezzi di artiglieria. Dalle casematte si ha accesso alle contromine, un sistema di cunicoli in serie, che permetteva di bloccare le mine dei nemici. Il Forte è stato per lungo tempo adibito a carcere, nei sotterranei. Le condizioni climatiche dei sotterranei hanno consentito la mummificazione di centinaia di corpi di persone inumate in una cappella. La quasi totalità di queste mummie venne poi risepolta nel cimitero cittadino, tranne quattro esemplari conservati nei sotterranei del Castello. (m.c.)
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