Il manager Asl querela i giornalisti. Scontro politico

Testa critica le ricostruzioni sull’emergenza sanitaria. I consiglieri regionali all’opposizione: «Pronti ad andare in tribunale»
L’AQUILA. «Un clima mediatico che ha distorto l’immagine della sanità». È questo uno dei presupposti che ha spinto il direttore generale della Asl, Roberto Testa, a «interessare l’autorità giudiziaria competente» nei confronti di testate o giornalisti (senza definire quali e quanti e senza chiarire su quali questioni). «È doveroso e obbligatorio», dichiara Testa, «quale rappresentante legale dell’azienda più importante a livello provinciale con i suoi 3.500 operatori e un bilancio di 700 milioni di euro, andare a verificare queste notizie, molto spesso provenienti da soggetti che ricoprono importanti ruoli istituzionali. Sono sotto gli occhi di tutti i numerosi articoli che mi sono trovato costretto a scrivere, distogliendo energie fisiche e mentali per combattere il virus, al fine di confutare, con elementi documentali oggettivi, quei fatti e circostanze riportate sui media. I rappresentanti delle istituzioni, in particolare, hanno l’obbligo di agire con correttezza in ossequio ai principi stabiliti dalla Carta costituzionale, evitando strumentalizzazioni. Avevo e ho l’obbligo morale, oltre che giuridico, di interessare l’autorità giudiziaria competente».
Dichiarazioni che hanno innescato una bufera. Annunciano una mobilitazione, dicendosi indignati, diversi componenti dei gruppi consiliari in Regione. «È una vergogna assoluta», sottolineano i consiglieri dei gruppi Pd, Legnini Presidente, Abruzzo in comune e Gruppo Misto, «ma il direttore sappia che se davvero procederà come annunciato, saremo pronti ad autodenunciarci e chiameremo operatori sanitari, amministratori locali e cittadini a fare fronte: Testa in tribunale troverà la società civile dall’altra parte della barricata».
Per il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Giorgio Fedele «impiego di risorse pubbliche, sia economiche che in termini di forza lavoro, per limitare la narrazione giornalistica, sono da scongiurare in un Paese democratico come quello in cui, per fortuna, ancora viviamo».
«Gli ospedali sono al collasso ma guai a chi parla», commenta l’onorevole Stefania Pezzopane (Pd), «invece di assumersi le proprie responsabilità come dirigente di un territorio che da Covid free è diventato zona rossa, ha pensato bene di andare a denunciare i giornali in Procura. Siamo alla follia».
Chiede le dimissioni del manager il consigliere regionale Marianna Scoccia: «Dopo aver cercato di imbavagliare gli infermieri, in pratica, adesso Testa vorrebbe imbavagliare la stampa. Purtroppo però l’unico bavaglio che indossiamo sono le mascherine. Al peggio non c’è mai fine».
«La malasanità uccide purtroppo quasi ogni giorno», afferma in una nota il presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta, «e i giornalisti si limitano a raccontare i fatti, assolvendo a un loro doveroso obbligo. I numeri sull’emergenza Covid della provincia dell’Aquila, nella loro oggettività, e al di là delle opinioni, hanno fatto emergere una situazione molto grave sullo stato dei servizi sanitari. Le forti carenze dell’ospedale di Avezzano, dove sono morte due persone a bordo di mezzi in attesa di essere assistite, sono state denunciate da testate e quotidiani nazionali. Non sono fake news. Non saranno le intimidazioni, più o meno velate, a fermare i giornalisti: l’etica della responsabilità è loro ben chiara».

