Il medico al telefono con un fornitore: «Vi chiudo le porte»

La discussione con lo sponsor sulla scaletta di un congresso «Volete vendere? Non metterete più protesi all’Aquila»
L’AQUILA. «Vi chiudo le porte dell’Aquila». È con queste parole fissate nelle intercettazioni telefoniche che, secondo il giudice per le indagini preliminari Christian Corbo, il primario del reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila Gennaro Bafile ha minacciato una storica ditta fornitrice di protesi alla Asl, «lasciandosi percepire come dominus delle commesse pubbliche in ambito sanitario locale».
Intercettazioni, queste, che gli sono valse l’accusa di concussione, una delle tre per cui il gip ha deciso di sospenderlo dal servizio. Mentre per la turbata libertà degli incanti è parte offesa la Asl di Avezzano, Sulmona e L’Aquila, in questo caso è l’azienda W.L. Gore & Associati srl, che, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, fornisce da decenni protesi e apparati medicali, soprattutto per il settore aortico.
L’intercettazione principale, riportata nell’ordinanza cautelare del gip, è quella con una dipendente della sede italiana della multinazionale. Oggetto della discussione era l’ordine degli interventi dei medici in un congresso organizzato dallo stesso Bafile con la Gore. «Non si deve cambiare nulla, manco una virgola di quello che m’hai mandato, manco una virgola, ok?», diceva seccato il primario all’interlocutrice, che gli chiedeva di incontrare un responsabile dell’azienda per riprogrammare gli interventi previsti nel convegno organizzato all’Aquila.
«Io chiudo... io chiudo le porte alla Gore, non mette più una protesi, non metterete più niente all’Aquila, va bene?», continuava Bafile. E ancora: «Volete vendere... volete vendere protesi Gore voi con me? Così rimane, punto... e basta, ok? Perché io non sono un burattino». Poi: «Cambio sponsor e voi non lavorate più con me, ma proprio niente, proprio niente, non vi metto più niente... ok?». Ribadiva il concetto: «... se voi siete disponibili a mantenere quella cosa così com’è, me lo dovete dire entro lunedì altrimenti io cambio, vedo con la Medtronic se si può fare, ma voi non entrate più all’Aquila, ok?». Stessa cosa Bafile la diceva a un altro dipendente della Gore, raccontando la conversazione precedente: «Io gli ho detto... mi dispiace io chiamo te perché sei una persona seria... voi non entrate più all’Aquila» e «ma tu all’Aquila c’entri più e non c’entra più una protesi Gore all’Aquila, ok? Quindi...».
Scrive quindi il giudice nell’ordinanza: «Dalla captazione della conversazione telefonica in esame si evince come Bafile, esercitando in maniera autoritaria il proprio ruolo dirigenziale – rivestendo esso la qualità di pubblico ufficiale per essere direttore dell’Unità di Chirurgia vascolare – da un lato compulsa l’interlocutrice affinché non venga modificato l’ordine degli interventi dei medici nell’ambito del convegno, dall’altro, minaccia, in caso di mancato rispetto di quanto richiesto, di impedire a W.L. Gore & Associati srl di vincere i bandi di gara indetti proprio da Asl».
Ma se venisse davvero accertato che c’è stata concussione, cioè che Bafile abbia abusato del proprio ruolo di primario minacciando la Gore di non vincere più gare d’appalto nella Asl, in cambio di cosa lo avrebbe fatto? Secondo il gip, «l’utilità consiste nell’organizzazione del convegno da esso promosso». E ancora: «Sul punto, la Giurisprudenza di legittimità ha chiarito che «in tema di concussione, il termine “utilità” include tutto ciò che rappresenta un vantaggio per la persona, pur se di natura non patrimoniale, oggettivamente apprezzabile, e dunque anche l’accrescimento del proprio prestigio professionale ovvero della propria considerazione nella comunità lavorativa».(l.t.)
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