Il migrante ferito: «Temo per la mia vita»

4 Agosto 2019

La coltellata alla gola poteva uccidere, aperta un’inchiesta per tentato omicidio: «Potrei riconoscere i miei aggressori»

SULMONA. «Ho paura per la mia vita, temo che qualcuno possa finire l’opera appena mi dimettono dall’ospedale». I timori e l’angoscia che l’aggressione possa ripetersi e che questa volta sia fatale, Sadio Camara, il senegalese di 27 anni accoltellato alla gola e gettato in un fosso mentre stava andando al lavoro il pomeriggio di martedì scorso 30 luglio, recandosi nella casa di riposo di Santa Chiara di Sulmona, dove presta servizio come volontario, li ha espressi ad alcuni amici che sono andati a trovarlo. Il giovane si trova ricoverato nel reparto otorino dell’ospedale di Pescara.
AGGRESSORI ITALIANI. Per Sadio gli aggressori sarebbero italiani: «Non li conosco, ma sarei in grado di riconoscerli», ha detto ai suoi amici, ma anche ai poliziotti dell’anticrimine che stanno indagando sul caso e che ieri pomeriggio hanno parlato con lui per alcuni minuti. Si segue la pista dell’odio razziale, ma gli inquirenti non tralasciano altre ipotesi investigativa perché il racconto del giovane presenterebbe ancora alcuni coni d’ombra che gli investigatori vogliono chiarire al più presto.
«RAGAZZO TIMIDO». Si scava nella vita privata del giovane e tra le sue compagnie, anche se per tutti era una persona affabile e disponibile ad aiutare chiunque. Come conferma il presidente della Struttura della Casa Santa dell’Annunziata dove il senegalese prestava servizio civile. «Sadio è un ragazzo riservato, timido, educato e capace di ascoltare, sollevare e confortare», afferma l’avvocato Armando Valeri presidente dell’Asp 2 della provincia dell’Aquila, «sempre disponibile ad aiutare chiunque e a fare qualsiasi cosa gli venga chiesta che sia di ausilio per il prossimo. La sua assenza temporanea sarà sicuramente percepita anche dagli anziani della nostra residenza. Personalmente, nonché a nome dell’intera Asp numero 2, porgo a Sadio la nostra massima solidarietà e gli auguri per una prontissima e completa guarigione. Questo grave episodio deve essere un monito per l’intera collettività peligna», conclude Valeri, «che sta paurosamente smarrendo i valori dell’accoglienza, della solidarietà e della ospitalità tipici delle genti d’Abruzzo e che poi sono alla base dei principi fondanti la nostra Carta costituzionale».
CASINI SOLIDALE. Anche il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, ha manifestato solidarietà al giovane Sadio e a tutta la comunità di Pettorano «che si è sempre distinta per grande maturità inclusiva». Il sindaco auspica che «il prima possibile il colpevole di questo grave fatto sia assicurato alla giustizia e punito severamente. Il Comune di Sulmona da parte sua, sosterrà sempre i valori di solidarietà integrazione e tolleranza». «Nel giorno della Giostra europea», conclude il sindaco, «la festa dei popoli che si incontrano e condividono un momento di gioia, deve significare proprio questo».
LA RICOSTRUZIONE. Il 27enne stava tornando nel centro di accoglienza passando per una strada di campagna, quindi poco trafficata, che percorre tutti i giorni. Il giovane sarebbe stato prima affrontato da due persone, poi malmenato e quindi accoltellato con un fendente alla gola che, sfiorando la carotide, lo ha ferito gravemente. Infine, è stato gettato in un fosso. Secondo le prime ricostruzioni della vile aggressione al giovane, che presta servizio civile ed ora è ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Pescara, mentre veniva picchiato i due gli avrebbero gridato: «Ti insegniamo noi a campare». Privo di sensi e sanguinante, il senegalese è rimasto per alcune ore svenuto nel fossato Quindi, dopo aver ripreso i sensi, si è alzato da solo e risalendo a fatica la scarpata è riuscito a raggiungere il centro di accoglienza dove è stato soccorso. Il sostituto procuratore Stefano Iafolla ha aperto un fascicolo per tentato omicidio, al momento contro ignoti. Il giovane è in prognosi riservata. La coltellata poteva uccidere.
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