Il ministro “salva” i 4 tribunali: «Governo al lavoro sulla riforma»

12 Gennaio 2023

Nordio indica la strada da seguire per individuare soluzioni idonee, contestati i tagli decisi da Monti «Sì a una profonda revisione, va garantita efficienza senza togliere la risposta dello Stato ai territori»

AVEZZANO. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, contesta la riforma “taglia tribunali” che ha portato alla chiusura, sulla carta, del tribunale di Avezzano, oltre a quelli di Sulmona, Lanciano e Vasto. E lo fa dagli scranni del parlamento. Un ottimo segnale per l’Abruzzo perché questa presa di posizione rende sempre più vicino l’obiettivo salvezza delle quattro strutture e auspica una controriforma per cancellare quella di 11 anni fa, all’epoca del governo Monti, che portò alla chiusura delle sedi giudiziarie in nome del risparmio (che non c’è mai stato).
Il ministro ne ha parlato nel corso del question time di ieri pomeriggio alla Camera dei deputati.
A sollevare la questione è stata la deputata pentastellata calabrese Elisa Scutellà. Ha voluto fare uscire allo scoperto Nordio chiedendo quali fossero le intenzioni del governo rispetto alla riforma della geografia giudiziaria. La Scutellà ha citato «il caso dell’Abruzzo, dove qualora dovessero essere chiusi gli altri quattro tribunali, metà regione resterebbe senza garanzia di giustizia e nonostante le rassicurazioni del governatore Marsilio a oggi non c’è alcun riferimento nel decreto Milleproroghe».
«Questa riforma parte da lontano», ha replicato il ministro, «dal 2011, quando la razionalizzazione della dislocazione territoriale degli uffici giudiziari di primo grado doveva essere attuata garantendo la permanenza dei tribunali nei comuni capoluogo di provincia e assicurando la permanenza di almeno tre tribunali delle relative procure, in ogni distretto di corte di Appello. Ci sono stati», ha aggiunto, «dei successivi interventi nel 2012 e nel 2014. Personalmente, anche per la mia esperienza giudiziaria, ritengo che questa riforma non abbia dato gli esiti sperati e in gran parte sono d’accordo: occorre una profonda revisione della riforma che è stata fatta. In questo momento, tenuto anche conto della giovinezza di questo governo e di questo ministro, non siamo assolutamente in grado di dare dei numeri concreti e precisi, però», ha garantito, «posso assicurare che questo dicastero sta appunto affrontando la tematica della revisione della geografia giudiziaria al fine di trovare le soluzioni più idonee per la problematica». Il ministro ha quindi confermato l’intenzione di fare il possibile per rimediare ai tagli fatti con la legge del 2012, quella che ha disposto la chiusura del tribunale di Avezzano e delle altre tre strutture giudiziarie abruzzesi, salve solo grazie a leggi di sostegno per i terremoti dell’Aquila prima e di Amatrice poi. Il ministro si è quindi detto pronto ad avviare una «profonda revisione» della riforma. E ha aggiunto: «Stiamo costituendo gruppi di lavoro». L’obiettivo è «conciliare l’efficienza della giustizia senza togliere la doverosa risposta che lo Stato deve dare di giustizia territoriale, soprattutto nelle sedi più disagiate».
Di conseguenza la chiusura dei quattro tribunali abruzzesi, per i quali è stata già chiesta una proroga di tre anni tramite un emendamento a firma dei senatori FdI, Guido Liris ed Etelwardo Sigismondi, appare sempre più lontana. Soprattutto perché il ministro queste cose le ha dette nell’aula del parlamento. Avallando le recenti affermazioni del viceministro Andrea Delmastro. Domenica scorsa il sottosegretario era intervenuto sulla vicenda dei tribunali soppressi parlando di sciagurato taglio deciso dal governo Monti e auspicando una controriforma.
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