«Il mio sogno? Vorrei creare un’alleanza con Roma»

19 Giugno 2017

L’AQUILA. Perché chi ha votato un altro candidato al primo turno dovrebbe scegliere lei? E visto che si teme un’alta percentuale di astensionismo, come convincerà i cittadini a tornare alle urne? «Si...

L’AQUILA. Perché chi ha votato un altro candidato al primo turno dovrebbe scegliere lei? E visto che si teme un’alta percentuale di astensionismo, come convincerà i cittadini a tornare alle urne?
«Si deve cercare di far sì che l’affluenza alle urne venga difesa. Tenterò di riportare quel 47% di elettori che mi ha votato al primo turno a ribadire una preferenza sulla nostra espressione amministrativa. La partita è decisiva: si sta scegliendo il sindaco della città con due proposte alternative, che non collimano. Ognuno di noi parte da visioni differenti: nel momento in cui non ci sono candidati delle varie liste, ma solo due nomi tra cui scegliere il futuro sindaco, il voto risulta più aperto. E chi ha espresso un altro consenso avrà modo di fare le proprie riflessioni. Teniamo al futuro dell’Aquila? Il modo migliore per difenderla è partecipare al voto. Per carattere e indole personale sono molto inclusivo e immagino un governo della città aperto alle istanze di chi si è misurato sul campo per il bene della stessa. Chi agisce contro, agisce contro se stesso».
Cosa succederà lunedì 26 giugno?
«Per me sarà un giorno carico di lavoro, come accade da sempre nella mia vita. Sono stato impegnato quattro mesi in campagna elettorale: vengo da lontano, avendo fatto anche le primarie, ma in questi ultimi tempi il mio ruolo è stato, soprattutto, politico. Immagino il 26 giugno come un giorno tutto incentrato sul lavoro. Resto con i piedi per terra. Mi sto misurando per questa prospettiva, ci credo e mi piace immaginare una chiusura di percorso elettorale, intessuto di impegni e di promozione, come la base del lavoro per cominciare a dare le prime risposte alla città. Per passare dalla fase programmatica a quella esecutiva».
Quale patto si sente di fare con gli aquilani?
«Il patto con L’Aquila e i miei concittadini è di un civile rapporto e di una spiccata educazione, presupposti essenziali. Si dimostra di essere a disposizione di tutti solo se si è rispettosi di tutti. Un patto di disponibilità generalizzata, che è nelle mie corde: anche in campagna elettorale non sono mai stato sopra le righe, non ho invaso campi altrui, com’è nella mia indole riservata, ma emotivamente e affettivamente presente. Coltivo un sogno importante, ambizioso: avvicinare L’Aquila a Roma, creando un’alleanza che vada oltre i confini di facciata. Una sinergia viva, costante, fruttuosa per generare nuove occasioni di apertura e di interscambio culturale ed economico. Un passo che consentirebbe una più spiccata vivacità della città con maggiori presenze valide sia per il turismo che come fattore di competitività per lo sviluppo economico. Con Nicola Zingaretti parleremo proprio di questo».
Che cosa non le piace dell’altra coalizione?
«Fermo restando che siamo nel vivo di una competizione elettorale, e ci sta che si utilizzino toni anche molto diretti, non mi piace che il centrodestra stia cercando di supportare le proprie idee attaccando la mia persona. Non mi riconosco in questo metodo, non mi appartiene. Ho sempre cercato di dimostrare disponibilità civica e percorribilità democratica nelle mie proposte portando avanti la squadra e i progetti che abbiamo costruito: è così che mi piace immaginare il futuro al governo della città. L’Aquila ha bisogno di estrema delicatezza, non di aggressività perché è ancora fragile». (m.p.)
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