Il Natale in Africa dell'alpino abruzzese

25 Dicembre 2014

Il capitano Marco Di Lorenzo in missione nella Repubblica Centroafricana: "Veder sorridere questi bambini è la più grande gioia"

L'AQUILA. "Lavoro all'Aquila, vivo ad Alba Adriatica e sono nato e cresciuto a Controguerra, paese del Teramano. Il destino nel luogo di residenza: un ufficiale dell'Esercito in operazione di pace non poteva che essere nato che a Controguerra...". Le parole di Marco Di Lorenzo, capitano del Nono Reggimento Alpini di stanza nel capoluogo abruzzese, arrivano via e-mail nel giorno della Vigilia di Natale, da migliaia di chilometri di distanza dal suo paese, dagli affetti, dalla compagna di vita. Questo è il suo quinto Natale in missione all'estero, dopo essere stato in diversi scenari di guerra, questa volta il suo lavoro - che è, poi, "una passione, un destino", dice - lo hanno portato a Bangui, capitale della difficile Repubblica Centraficana.

Una realtà teatro, dal marzo del 2013, di violenti scontri e violazioni dei diritti umani a opera di gruppi armati contrapposti, che hanno causato la dissoluzione dell’autorità statale e migliaia di vittime tra la popolazione civile, oltre all’esodo di un milione di persone. A seguito dell’emergenza che si è verificata, l’Onu ha emanato una risoluzione (gennaio 2014) che autorizza l’Unione europea a lanciare un’operazione militare nel Paese africano. Ne è nata la Missione multinazionale Eufor Rca. Il capitano Di Lorenzo, poco più che 33enne, è l'unico Alpino abruzzese presente nell'ambito di una missione che coinvolge 13 Paesi di tutto il mondo. "Per me è la missione forse più difficile, ma senza dubbio la più entusiasmante", racconta. "Lavorare in un contesto europeo mi ha fatto toccare con mano lo spirito dell'integrazione dell'unione. Il mio comandante è un generale francese, il suo primo collaboratore è spagnolo, collaboriamo condividendo con tutti gli altri le gioie e i dolori della quotidianità di Bangui". Oltre ai rischi che scaturiscono dagli scontri tra bande rivali, le maggiori preoccupazioni vengono "dal clima e dalle malattie che in Africa non sono ancora debellate". Come la malaria. "Non ci sono casi di Ebola qui", chiarisce l'Alpino, ma anche in questo caso l'allerta è massima. A scaldare il cuore di tanti giovani Alpini e militari dell'Esercito lontani da casa proprio nei giorni delle festività natalizie, è soprattutto il contatto con la popolazione locale. "Centinaia di bambini affollano le strade ogni volta che siamo fuori per lavoro", racconta Di Lorenzo, "molti dopo qualche giorno avevano gia imparato l'italiano e ci aspettano nello stesso posto per giocare, chiacchierare e fare foto. Amano scattare e farsi fare foto". Certo, la nostalgia di casa e dell'Italia si fa sentire, "ma il saper che concretamente la mia presenza qui renderà più sicuro e sereno il Natale della comunità e dei bambini di Bangui mi rasserena e mi fa sorridere", conclude il capitano del Nono Reggimento Alpini, "malgrado non posso passare le festività con i miei cari". (Marianna Gianforte)