«Il nostro ospedale torni a essere no Covid»

Tagliacozzo, il Comitato cittadino risollecita la riapertura dei “vecchi” reparti attualmente chiusi
TAGLIACOZZO. Ripristinare i reparti dell’ospedale e trasferire i posti letto Covid in strutture idonee che abbiano le caratteristiche di sicurezza per i pazienti.
È questa la richiesta che arriva per l’Umberto I. La struttura sanitaria di Tagliacozzo, infatti, resta un ospedale Covid. Ma il Comitato per la difesa dei piccoli ospedali non ci sta e chiede la riapertura dei reparti ordinari di radiologia e riabilitazione per far fronte alla domanda dei pazienti che soffrono di patologie diverse dal Covid. Negli ultimi due mesi, in seguito all’emergenza sanitaria, all’ospedale di Tagliacozzo, 71 pazienti su 75 sono stati assistiti e poi dimessi dopo l’esito negativo dle tampone. Con l’arrivo di fisioterapisti, medici, fisiatri, cardiologi e internisti, provenienti anche dall’ospedale di Avezzano, secondo l’Asl è stata potenziata la riabilitazione respiratoria e motoria, accelerando i tempi di recupero al fine di restituire piena autonomia sia ai pazienti Covid sia a quelli con altre patologie. Ora l’azienda sanitaria è intenzionata «alla luce degli ottimi risultati raggiunti e in virtù del grande impegno di tutti gli operatori», a seguire questo modello organizzativo «per affrontare una possibile terza ondata Covid». Si oppone al progetto il Comitato per la difesa dei piccoli ospedale che chiede, invece, il ripristino a regime delle altre attività di riabilitazione e dei posti letto, nonché il ritorno del personale medico e infermieristico specifico per la cura dei pazienti no Covid.
«Questa posizione delinea aspetti sanitari derivanti da una presunta destinazione Covid del presidio», ha spiegato la presidente del comitato Rita Tabacco. «Va evidenziata la criticità della scelta politica e vanno denunciati i silenzi istituzionali di fronte a quanto sta accadendo. Infatti, è da sottolineare che una scarsa organizzazione sanitaria del presidio, l’isolamento e la sicurezza di spazi per l’accesso degli utenti – come gli ambulatori ospedalieri e il servizio Covid – non garantiscono piena tutela per i pazienti. Chiediamo subito il ripristino del settore della riabilitazione e della cardiologia riabilitativa. Non esiste solo il Covid, non possiamo chiudere reparti e penalizzare tutte le altre patologie, che fanno più vittime del coronavirus, soltanto perché l’Asl non ha saputo trovare soluzioni alternative e integrative per l’emergenza sanitaria. Vogliamo la riapertura dei reparti altrimenti qualcuno dovrà assumersi la responsabilità del disservizio». (p.g.)
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