Il palazzo non sarà ricostruito I due tecnici battono cassa
L’AQUILA. Il condominio di via Roma 207 non verrà più ricostruito, almeno lì, in seguito alla complessa vicenda urbanistica di Porta Barete: e allora i due tecnici incaricati dei lavori hanno...
L’AQUILA. Il condominio di via Roma 207 non verrà più ricostruito, almeno lì, in seguito alla complessa vicenda urbanistica di Porta Barete: e allora i due tecnici incaricati dei lavori hanno notificato una richiesta di pagamento per le loro prestazioni per 560mila euro all’amministratrice del fabbricato. I due tecnici sono Antonello Salvatori e Luca Di Eugenio.
«I sottoscritti», si legge nella loro nota esplicativa, «incaricati da lei in qualità di amministratrice del condominio di via Roma 207, progettazione e direzione dei lavori di demolizione e di ricostruzione dell'edificio di via Roma 207, visto che a seguito delle note vicende, denominate "Porta Barete", i lavori sono interrotti dall'inizio del 2014, con il blocco relativo anche alle prestazioni professionali relative alla Direzione dei Lavori; e considerato che nel periodo intercorrente tra l'emissione della ordinanza di sospensione dei lavori (40 giorni) e la data odierna si è susseguita una serie di riunioni tra la committenza e la direzione dei lavori, i legali nominati dal condominio, nonché alcune riunioni con l'impresa realizzatrice delle opere, intese a verificare se ed in quali condizioni fosse possibile la ripresa dei lavori finalizzata alla realizzazione delle opere in adesione al progetto
esecutivo approvato, concretizzatesi in ordini di servizio dei direttori dei lavori ai fini della ripresa dei lavori stessi». «Va constatato», aggiungono, «che nel corso di questi ultimi mesi è emersa chiara la volontà da parte del Comune dell'Aquila di ripensare in termini generali il riassetto dell'intera area nella quale è insediato il condominio oggetto del contratto di appalto, prevedendo la costruzione dell'edificio presso altro sito e che a seguito delle citate vicende molti condomini stanno perseguendo una soluzione differente rispetto a quella della ricostruzione dell'edificio, che non prevede la
riedificazione del fabbricato e quindi il completamento dell'incarico professionale conferito, con grave danno economico per l'attività professionale dei sottoscritti».
«Per cui» prosegue la nota, «il mancato termine dei lavori e la volontà di perseguire altre soluzioni personali (permute, acquisto abitazioni per equivalente) che non contemplano la ricostruzione del palazzo nel sito o in altro sito, non imputabile alla volontà degli scriventi, ha arrecato e sta arrecando un notevole danno economico ai sottoscritti». Di lì la richiesta stragiudiziale delle succitate somme inviata, per l’appunto, all’amministratrice Tiziana Alfonsi.
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