Il Parco: Carrito si è ambientato mangia cibi sani tra i suoi simili

10 Marzo 2022

Il figlio di Amarena fermato dopo le scorribande, da quattro giorni è nell’area faunistica di Palena È monitorato dagli esperti. Rosati (Lega animali): «Il periodo di cattura dovrà essere breve» 

ROCCARASO. Juan Carrito sta bene, mangia e interagisce con i suoi simili. I primi quattro giorni di permanenza dell’orso più amato dal web sono trascorsi senza intoppi nell’area faunistica di Palena. Il plantigrado noto per le sue scorribande tra pasticcerie, piste da sci, ma anche orti, pollai e stazioni ferroviarie è arrivato nell’area in provincia di Chieti domenica sera. Il tavolo composto da Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Parco nazionale della Maiella e Regione Abruzzo, aveva affrontato più volte la questione cercando anche soluzioni alternative per poter allontanare l’animale dai centri abitati. Alla fine, dopo l’ok del ministero della Transizione ecologica e dell’Ispra, è stato deciso di trasferirlo a Palena per un periodo di «rieducazione» tra i suoi simili, gli orsi. «L’intervento di cattura effettuato mediante telenarcosi è avvenuto in condizioni ottimali, pianificando attentamente le operazioni per la sicurezza dell’animale», hanno spiegato dal Parco nazionale della Maiella, «Juan Carrito non è stato minimamente sottoposto a stress durante le operazioni, la sedazione, che ne ha consentito un controllo clinico e il trasporto nella vicina area faunistica di Palena, si è risolta in meno di due ore, e tutti i parametri clinici dell’animale sono risultati nella norma». Ma come vive ora l’orsetto figlio di Amarena? Niente più biscotti o rifiuti, Juan Carrito si sta abituando a mangiare alimenti naturali che gli vengono forniti dal personale dell’area faunistica chiusa al momento alle visite. «Ha potuto interagire visivamente con le altre orse presenti nel recinto, ovviamente separate da lui», hanno continuato dal Parco, «ha utilizzato da subito il sito di rifugio predisposto nel recinto e non ha mostrato particolari segni di stress. L’area faunistica è interdetta alla frequentazione dei visitatori, è monitorata attraverso un sistema di videosorveglianza ed è accessibile solo agli operatori del Parco che, per tempi estremamente limitati, accedono per fornire cibo e fare controlli di sicurezza». Intanto però non manca chi lo vorrebbe libero. Per Piera Rosati, presidente Lndc animal Protection, la decisione presa con il benestare dell’Ispra «da un lato è comprensibile, ma dall’altro è anche preoccupante. Ho sempre lodato la gestione dei selvatici da parte del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, in confronto a quanto succede in Trentino e spero proprio che ora non si decida di andare in quella direzione anche in Abruzzo. La captivazione di Juan Carrito deve essere il più breve possibile per evitare che si abitui, più di quanto non lo sia, a essere alimentato dall’uomo e bisogna trovare il modo di farlo disabituare alle zone antropizzate. Non perché lui rappresenti un pericolo, ma perché questa sua confidenza potrebbe alla fine dare fastidio e costargli caro».