Il Parco da 95 anni protegge orso bruno, lupi e camosci

10 Settembre 2017

Pescasseroli, il presidente Carrara: «Far parte del patrimonio dell’Unesco è il più grande riconoscimento all’impegno di tutela del territorio e della fauna»

PESCASSEROLI. Il Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ha festeggiato ieri i 95 anni di storia. E di strada ne ha fatta tanta: dall'inaugurazione, nel 1922, scolpita nella roccia, al recente riconoscimento Unesco. Quasi un secolo di vita per uno dei più importanti Parchi italiani, che oggi continua a prendersi cura di un vasto territorio non più solo abruzzese, ma anche di altre due regioni del centro Italia, il Lazio e il Molise, tutelando numerose specie di animali tra cui soprattutto l'orso bruno marsicano, che ne rappresenta il simbolo e uno dei principali valori naturalistici e attrattiva turistica nell’area faunistica della sede del Parco, a Pescasseroli. Ma anche lupi, camosci e tante altre specie.
A fare gli onori di casa, in compagnia dell'assessore comunale Attilio Pistilli, il presidente del Pnlam, Antonio Carrara, che ha inaugurato la cerimonia davanti alla Fontana San Rocco. «È per tutti noi un giorno speciale», dice Carrara, «che segna un traguardo importante, che ricordiamo proprio sotto l'incisione sulla roccia che è stata rinnovata grazie a un restauro promosso dal Parco e dall'amministrazione municipale di Pescasseroli. L'augurio è che queste parole possano impegnare nel futuro le nuove generazioni».
Sull’insegna è ancora ben visibile la scritta: “Il Parco nazionale d’Abruzzo sorto per la protezione delle silvane bellezze e dei tesori della natura qui inaugurato il IX Sett. MCMXXII”.
E a proposito di traguardi, il presidente del Parco ha ricordato che proprio qualche mese fa l'ente ha raggiunto un traguardo unico e inestimabile: il riconoscimento quale Patrimonio dell’Unesco delle Faggete vetuste, di cui se n'è parlato durante il convegno che si è svolto ieri nel cinema teatro Ettore Scola, in uno degli appuntamenti previsti dal programma dei festeggiamenti dei 95esimo.
«Un riconoscimento all’impegno di tutela», ha aggiunto Antonio Carrara, «che da sempre fa di questo territorio un punto di riferimento per l’Italia intera». Le faggete del Parco, dove sono stati trovati i faggi più antichi d'Europa, sono quelle di Val Cervara, a Villavallelonga; Moricento, a Lecce nei Marsi; Coppo del Morto e Coppo del Principe, a Pescasseroli; Cacciagrande, a Opi.
Tanti i sindaci della zona che hanno partecipato all'omaggio molto atteso a Erminio Sipari, in piazza Benedetto Croce, con il saluto del presidente della Fondazione Erminio e Zel Sipar, Gaddo della Gherardesca. «Era il 1922 quando, per iniziativa di un direttorio provvisorio, presieduto dall'onorevole Erminio Sipari, parlamentare locale e autorevole fondatore del Parco, «ha ricordato della Gherdesca, «un'area di 12 mila ettari ricadente nei comuni di Opi, Bisegna, Civitella Alfedena, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi, Pescasseroli e Villavallelonga, insieme a una zona marginale di 40 mila ettari di protezione esterna, divenne Parco nazionale presso la Fontana di San Rocco, dove resta una lapide corrosa dal tempo, a ricordo del famoso evento».
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