Il Parco ha troppi debiti Sì ai prepensionamenti

29 Agosto 2015

PESCASSEROLI. La situazione debitoria del Parco nazionale d’Abruzzo si traduce in un piano di ristrutturazione che coinvolgerà il personale. Sono otto i prepensionamenti avviati dalla gestione del...

PESCASSEROLI. La situazione debitoria del Parco nazionale d’Abruzzo si traduce in un piano di ristrutturazione che coinvolgerà il personale. Sono otto i prepensionamenti avviati dalla gestione del presidente Antonio Carrara: cinque sono andati via nel corso di quest’anno, i restanti ci andranno entro il 2016, secondo le regole della “pre-Fornero”. Che il Parco d’Abruzzo non navighi in buone acque da un punto di vista finanziario lo si sapeva da tempo. Il presidente Carrara dal suo arrivo, un anno fa, si trova a dover gestire una serie di vertenze fra l’ente e alcuni Comuni (ma c’è, ad esempio, in corso anche una vertenza con il veterinario Leonardo Gentile che chiede le indennità dovute per il suo incarico nel Parco) che rischiano, se perse, di mettere in difficoltà la tenuta del bilancio del Parco. Una situazione che ha avuto bisogno di una scelta rapida e drastica: prepensionare, «perché il capitolo risorse umane pesa sul bilancio del Parco per il 70%», spiega il presidente. Un’arma però inutile e a doppio taglio per i sindacati. «I prepensionamenti fanno risparmiare ben poco a un ente che ha migliaia di euro di debiti», spiega Ferdinando Lattanzi della Fp Cgil Abruzzo, «e finiranno per tradursi in minori entrate da parte del ministero dell’Ambiente per il prossimo anno». Il principio è semplice: lo Stato eroga il suo contributo annuale, quello che in sostanza “mantiene” gli enti Parco, in base al numero del personale. Per Carrara «non c’è rischio default per il Parco», anche se «si devono trovare in fretta soluzioni alle vertenze definitive e a quelle in corso». In particolare, a pesare sul bilancio del Parco è la sentenza di condanna a pagare 1,5 milioni di euro al Comune di Gioia dei Marsi, a seguito di una vertenza legata alla richiesta di indennizzo per mancati tagli boschivi avanzati dal Comune stesso e relativi agli anni 1986-2004. A essa si potrebbero aggiungere altri esborsi legati a vertenze in corso.

Marianna Gianforte

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