Il Parco: sconcertati dall’esito del processo

Le reazioni. Il Movimento Animalista: «Un epilogo scandaloso». E la Lav annuncia: «Faremo ricorso»
SULMONA. Una sentenza destinata a far discutere. L’assoluzione per l’uomo che quattro anni fa uccise a Pettorano sul Gizio un orso con una fucilata è stata accolta con grande disappunto dalla associazioni animaliste e dal Parco.
«Accogliendo la tesi della difesa e la richiesta di assoluzione del pm», afferma il Parco d’Abruzzo, presieduto da Antonio Carrara, «il giudice ha pronunciato la sentenza di assoluzione dell’imputato dando credito a quella che fu la sua prima versione nelle dichiarazioni rese spontaneamente agli inquirenti, vale a dire che non aveva alcuna intenzione di uccidere l’orso e che il colpo partì per una sfortunata fatalità determinata dalla sua caduta. Le sentenze vanno rispettate e sicuramente non è nostra intenzione derogare da questa regola. Il Parco, che si è costituito parte civile nel processo, valuterà le motivazioni della sentenza e deciderà se ricorrono i presupposti per proporre appello. Tuttavia, riteniamo utile e necessario fare alcune considerazioni. Il messaggio che può venir fuori dalla sentenza è molto pericoloso per la conservazione dell’orso marsicano. C’è un evidente rischio di compiere la generalizzazione secondo la quale uccidere un orso non è un reato. Ancora, c’è il pericolo che possa emergere e diffondersi l’idea che la risposta più naturale a un orso che si avvicina ad un’abitazione sia quella di sparargli. Questo sarebbe devastante. Infine, non possiamo esprimere un certo sconcerto per le modalità con le quali è stato condotto tutto il procedimento dalla procura di Sulmona. Ci sono voluti più di 3 anni per arrivare al processo, per concludere il dibattimento con la richiesta di assoluzione. Per evitare spiacevoli conseguenze sarebbe il caso che non solo il Parco, ma anche la Procura, ribadisse che uccidere un orso è reato».
Anche la Lav parla di «sentenza sconcertante». «La Lav», afferma il responsabile Massimo Vitturi, «aveva chiesto che al processo fossero ascoltati anche il medico veterinario, che ha effettuato l’autopsia sull’animale e un esperto perito balistico, che ha sottolineato come l’orso fosse stato ucciso da un colpo di fucile sparato alla schiena, quando ormai si allontanava fuggendo dalla proprietà dell’uomo. Evidentemente, però, le valutazioni dei due professionisti, oltre alle numerose testimonianze, non sono state sufficienti per inchiodare il responsabile di un atto tanto crudele quanto inutile. Appena sarà depositata faremo ricorso in appello contro questa sentenza, che comunque non autorizza i cittadini ad uccidere un animale selvatico, e chiederemo di fare lo stesso al Procuratore Generale».
Di sentenza «ridicola e scandalosa», parla Rinaldo Sidoli, responsabile del centro studi del Movimento animalista, secondo cui «conservare un animale a rischio estinzione vuole dire anche assicurare la certezza della pena».
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