Il parroco ignora i frati: "guerra" tra chiese a Trasacco
Il prete della chiesa dei santi Cesidio e Rufino non si sarebbe affacciato, con i paramenti sacri, per il corteo di San Francesco. E si riaccende la lite delle parrocchie
TRASACCO. Molto spesso i malintesi sono alla base di ostilità e rancori soprattutto quanto essi trovano facile alimento da storiche rivalità e ataviche incomprensioni. A Trasacco rischia di riesplodere la “guerra delle parrocchie” che tanti guasti e inimicizie, anche tra i componenti delle stesse famiglie, ha provocato negli anni passati.
Chi non ricorda le mobilitazioni popolari in difesa dell’ultimo frate cappuccino “sfrattato” dalla parrocchia del Perpetuo Soccorso? I fedeli per impedirne la partenza, anzi l’uscita dalla chiesa-convento, murarono la porta d’ingresso, con blocchetti e cemento. Era il 2003. Gli inviati delle televisioni di mezzo mondo si precipitarono a Trasacco per cercare di intervistare l’anziano frate cappuccino accondiscendente ostaggio dei fedeli.
“Non togliete San Francesco ai nostri bambini”, “Lasciateci frate Emilio”: di cartelli e striscioni il sagrato della chiesa del Perpetuo Soccorso era pieno. Fu una rivolta di popolo contro la decisione dell’Ordine provinciale dei Cappuccini di lasciare il convento a causa dei pochi frati a disposizione. Furono in molti, però, a sospettare l’intervento delle autorità ecclesiastiche per accorpare la parrocchia retta dai frati con quella della Basilica dei santi Cesidio e Rufino.
Insomma, se il rischio di tornare al passato non trova ragioni di contesto, tuttavia il clima tra le due parrocchie è tornato teso come una corda di chitarra. È accaduto, infatti, che durante la processione di San Francesco, partita dalla parrocchia dei frati cappuccini, con in testa il parroco don Michel, il reverendo parroco dell’altra parrocchia, quella dei santi Cesidio e Rufino, don Francesco Grassi, avrebbe compiuto, per così dire, uno sgarbo istituzionale, una scortesia interpretata dai più come aperta ostilità. Durante la sfilata della processione in piazza Umberto I, sede del “vetusto tempio” della Basilica, don Grassi non si sarebbe affacciato, con i paramenti sacri, per rendere ecclesiale omaggio al corteo religioso dell’altra parrocchia del paese.
Apriti cielo. Il mancato gesto di cortesia è stato letto come il dissotterramento dell’ascia di guerra. In realtà, però, sembra che don Francesco Grassi si trovasse in chiesa per celebrare un rito religioso per la riconsacrazione di un matrimonio tra un’anziana coppia di sposi, giunti al loro 50esimo anniversario di unione. Inoltre, don Francesco Grassi sarebbe stato convinto – secondo quanto riferito da fonti a lui vicine – che la processione avrebbe transitato dinanzi alla basilica in un orario diverso. In sostanza, la processione sarebbe passata in anticipo rispetto a quanto il parroco avesse preventivato. Si sarebbe trattato di un difetto di comunicazione tra le due parrocchie. A questo punto i più saggi nel paese invocano l’intervento del vescovo Pietro Santoro che si trova in Africa per una missione pastorale.
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