Il partigiano Badia: oggi è anche la mia festa

2 Giugno 2016

L’AQUILA. «Dovevo essere probabilmente il decimo dei martiri aquilani, quel 23 settembre 1943, quando un manipolo di giovani venne catturato nelle montagne sopra Collebrincioni. Ma quei ragazzi non...

L’AQUILA. «Dovevo essere probabilmente il decimo dei martiri aquilani, quel 23 settembre 1943, quando un manipolo di giovani venne catturato nelle montagne sopra Collebrincioni. Ma quei ragazzi non mi vollero portare con loro. L’amico Giorgio Scimia mi disse: Statti a casa amico mio, perché sei troppo quatrano».

È con voce fiera che Mario Badia, 87 anni e il pensiero lucidissimo, racconta i giorni in cui ha combattuto per la Repubblica. «Sono un partigiano» si presenta, prima ancora di dire il suo nome. «Fin da quando avevo 14 anni ho lottato per la Repubblica. Nell’inverno tra il 1943 e il 1944, sono stato arrestato due volte dai tedeschi e incarcerato a San Domenico nel 1944. La liberazione nel 1946 mi ha portato ad aderire al Partito repubblicano per sconfiggere la monarchia di Vittorio Emanuele III che aveva dichiarato guerra alla Francia e all'Inghilterra. A 17 anni ho costituito il gruppo giovanile dei repubblicani all’Aquila, insieme a circa 200 ragazzi. Abbiamo fatto la campagna referendaria a favore della Repubblica. Operavamo tutti i giorni anche la notte per affiggere manifesti, fare comizi. Non potevamo votare perché ancora non avevamo compiuto i 21 anni. Vinse la Repubblica e io ho proseguito con la mia azione politica. Nel 1975 sono stato consigliere comunale del Partito repubblicano, poi assessore nel 1980». Mario oggi festeggerà quello che per lui è forse il giorno più importante della vita. «Per la Repubblica rifarei tutto ciò che ho fatto. Ero a fianco ai 9 martiri nella guerra di liberazione» racconta. «Avevamo fatto danni all’esercito tedesco che alloggiava in una tendopoli alla Villa. I tedeschi mettevano le scarpe fuori le tende per dormire, noi le prendevamo e le portavamo via. Azioni di disturbo e scherzi da ragazzi. Oggi non c’è più un re e chi non l’ha vissuta non può capire che significa la parola monarchia. Il 2 giugno non è solo la festa della Repubblica, è anche la mia festa».©RIPRODUZIONE RISERVATA