Il Partito democratico alla resa dei conti

13 Febbraio 2016

L’ex segretario e Di Masci rischiano l’espulsione. Gerosolimo: sono a posto con la mia coscienza

SULMONA. A 48 ore dalla caduta del sindaco Peppino Ranalli e del consiglio comunale si scatena in città il dibattito politico e la caccia ai responsabili dell’ennesimo fallimento amministrativo. Dai banchi del consiglio regionale l’assessore alle Aree interne, il sulmonese Andrea Gerosolimo, si dice con la coscienza a posto e rivendica quanto fatto per evitare la fine anticipata della giunta Ranalli. «Ho fatto tutto quanto era nelle mie possibilità, innanzitutto dal punto di vista istituzionale e poi da quello personale», spiega, «ho la coscienza a posto. Nonostante la nostra forza, composta da quattro consiglieri comunali, militasse tra i banchi della minoranza, abbiamo fatto di tutto per evitare il quarto commissariamento».

La resa dei conti più seria è attesa all’interno del Pd, dopo che il segretario regionale Marco Rapino era già dovuto intervenire con un commissariamento preventivo prima e con un veto agli iscritti Alessio Di Masci e Fabio Ranalli a firmare le dimissioni, poi. Ordine di scuderia non rispettato, che potrebbe comportare l’espulsione dal partito. «Chi era stato eletto per stare in maggioranza ha tradito il mandato degli elettori», avverte, «il Partito Democratico merita molto di più di vedere tra le prime firme, di quella che è solo una sconfitta, due dei suoi rappresentanti in consiglio. Gli stessi che, fino a qualche ora prima, dicevano di essere disponibili a trovare una soluzione mentre tramavano l’epilogo della vicenda. Questo tipo di classe dirigente condanna la città al declino». Fanno autocritica e lanciano un atto di accusa ai vecchi metodi della politica e all’incapacità amministrativa della classe dirigente cittadina, gli esponenti del Partito socialista. «Ancora una volta la classe politica dirigente deve chiedere scusa alla città», incalza il segretario Psi, Franco Pingue, «tutte le rappresentanze politiche e civiche rappresentate nell’assise comunale, nessuna esclusa, si sono rivelate per l’ennesima volta incapaci di dialogare e trovare le soluzioni agli urgenti e improrogabili problemi della città. Noi chiediamo scusa. La cosa che meno si è capita è perché alcuni protagonisti di questa vicenda abbiamo traccheggiato per due settimane collezionando incontri con Rapino e D’Alfonso, alzando sempre di più il tiro sulla composizione della nuova giunta, quando avevano già deciso di andare allo scioglimento del consiglio».

Nel mezzo resta la città ancora una volta senza guida. (f.p.)

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