Il Passo Possibile: «Che fine ha fatto il ponte Belvedere?»

20 Novembre 2018

L’AQUILA. Per il ponte Belvedere è tutto fermo. Dopo diversi interventi rassicuranti da parte dell’amministrazione comunale, sugli interventi immediati per il ripristino dell’importante via di...

L’AQUILA. Per il ponte Belvedere è tutto fermo. Dopo diversi interventi rassicuranti da parte dell’amministrazione comunale, sugli interventi immediati per il ripristino dell’importante via di comunicazione che attualmente spacca la città in due, e dopo alcuni rilievi tecnici, ora intervengono i consiglieri comunali di Il Passo Possibile, Paolo Romano (capogruppo), Elia Serpetti, Antonio Nardantonio e Emanuela Iorio.
«È incredibile assistere ad un dibattito sull’abbattimento del civico 29 di via Fontesecco ancor più in assenza di motivazioni che giustifichino il ricorso a un piano unitario di intervento pubblico, e non avere invece più nessuna notizia sul futuro del ponte Belvedere», affermano i quattro consiglieri.
«È del 13 dicembre 2017, quasi un anno fa dunque, la deliberazione di giunta comunale con la quale si approvò la modifica della proposta progettuale sul consolidamento del ponte, con l’inserimento di una campata in acciaio che avrebbe garantito, a loro dire, maggiore sicurezza e minori tempistiche di esecuzione; motivazioni del tutto prive di fondamento soprattutto se non giustificate da uno nuovo studio progettuale, come quello che la precedente amministrazione commissionò all’Università dell’Aquila, ma da una decisione dell’assessore proponente la delibera (il vice sindaco Guido Liris)».
«Inoltre», aggiungono i quattro consiglieri del Passo Possibile, «la modifica progettuale porterà con sé anche una modifica della spesa che lievita da un milione e 300 mila euro a 2 milioni; ma l’importante è fare bene e fare in fretta, viene da dire. Purtroppo la modifica ha comportato anche l’aumento dell’importo di affidamento della progettazione, fatto in precedenza con gara pubblica e con un ribasso del 73,77% per un totale di circa 25 mila euro; in determina, però, l’aumento di circa 12 mila euro viene inspiegabilmente rubricato come “spesa per servizi complementari” resisi necessari pare a seguito di circostanze impreviste. Ma può una scelta arbitraria», concludono i quattro, «non supportata tecnicamente, generare una circostanza imprevista? E può un importo di 2 milioni di euro di lavori generare spese tecniche, in assenza di ribasso d’asta, di soli 38 mila euro?».