Il Pd attacca il sindaco: «Fa ostruzione al Festival»

L’evento della Partecipazione scatena la polemica su Comune e primo cittadino Il capogruppo Pd: «Appello alla città». Cialente: abbiamo già sbagliato con Spoleto
L’AQUILA. «Prima le ripetute, false, rassicurazioni fornite agli organizzatori, poi lo sgarbo istituzionale consumato con la sua intenzionale assenza a tutti gli eventi organizzati, infine una nota piccata, pretestuosa e misera di contenuti per sancire definitivamente la sua contrarietà al Festival della Partecipazione. L’atteggiamento ostruzionistico di Biondi sull’organizzazione di questo evento, per quanto incomprensibile possa apparire, è ormai noto».
INFURIA LA POLEMICA. Non si placa la polemica scatenata sul Festival della Partecipazione, che si è concluso domenica, prima dalle parole di Marco De Ponte, segretario nazionale di Action Aid, che ha incolpato il Comune di poca sensibilità alla manifestazione, minacciando di trasferirla altrove, e poi da quelle del sindaco Pierluigi Biondi («devo ancora capire le ricadute che ha la manifestazione sul territorio»). A intervenire, accusando il sindaco di «ostruzionismo», è il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Stefano Palumbo, che lancia un appello alla città, e anche l’ex sindaco, Massimo Cialente, e Carla Cimoroni, capogruppo di Coalizione Sociale in consiglio.
IL MESSAGGIO. «Il messaggio che deve passare chiaro è che la città deve fare quadrato e deve stringersi intorno alla manifestazione», evidenzia Palumbo. «Ho evitato di fare polemica prima e non voglio farla oggi con il sindaco, che chiede, non avendo la capacità di capirlo da solo, quali siano i vantaggi che il Festival della Partecipazione reca al territorio, in risposta oltretutto ad un'associazione che non ha chiesto banalmente solo più soldi, ma un contributo intellettuale da parte dell’amministrazione», afferma il capogruppo Pd.
DEFINANZIATO. «Sarebbe inutile sottolineare come l'unico evento completamente definanziato della rimodulazione dei fondi Restart sia stato, per precisa scelta, proprio il Festival della Partecipazione e che solo grazie alla disponibilità dell'assessore Bignotti, a cui va il mio personale ringraziamento, sia stato concesso solo due giorni prima dall'inizio del Festival un piccolo contributo da parte del Comune. Mi rivolgo alla città e alle istituzioni culturali, ai movimenti civici e non solo quelli di sinistra, anche quelli guidati lodevolmente da persone con una visione politica opposta, che erano presenti al Festival e che hanno animato i tavoli delle discussioni. Mi rivolgo anche ai tanti intellettuali, di destra e di sinistra e agli 800 candidati alla carica di consigliere comunale, per capire se il loro impegno per la città è ancora attuale o è finito a giugno del 2017».
IL RISCHIO. «Rispetto al rischio di perdere forse il più importante Festival nazionale che si tiene all’Aquila in favore di altre città, che farebbero carte false per averlo, la città non ha nulla da dire? Non è questa forse l’ennesima conferma di come la nostra città stia tornando pericolosamente a chiudersi ogni giorno di più dentro le proprie mura, incapace di dialogare con l'esterno, sempre più isolata dal resto della Regione e del Paese? Cosa pensa al riguardo il nutrito mondo culturale e della conoscenza presente in città? Davvero accetta il principio secondo cui la qualità di un evento e la ricaduta sulla città si possa misurare esclusivamente dal numero di panini con la porchetta venduti? Il Festival della Partecipazione», conclude Palumbo, «è un evento nato e concepito per avere luogo nella città dell’Aquila con spirito solidale e coerente con l'idea che un territorio che vuole tornare alla normalità, dopo un evento come quello del 6 aprile 2009, debba farlo aumentando il numero di persone che partecipano alla vita cittadina».
COME SPOLETO. «Ho letto la risposta del sindaco Biondi, che mi preoccupa perché lascia trasparire la volontà, gia temuta nel corso di questa edizione, che di fatto questa amministrazione non voglia più mantenere L'Aquila come sede del Festival», è il pensiero di Cialente. «Sarebbe un errore gravissimo. La risposta del sindaco mi ha richiamato alla mente la triste vicenda del Festival dei Due Mondi. Il suo Fondatore, il Maestro Gian Carlo Menotti, aveva inizialmente scelto L'Aquila. La proposta fu allora rifiutata dal Comune dell'Aquila. Menotti "ripiegò" su Spoleto che divenne così un luogo noto nel mondo intero. Questa storia me la raccontò piu volte mio nonno. Egli allora faceva parte del gruppo di artisti e intellettuali raccolti nel Gruppo Artisti Aquilani, che vissero questa vicenda come una sconfitta della Comunità intera. Me lo raccontava come esempio dell'incapacità storica di pezzi della classe dirigente aquilana di aprirsi agli altri e di saper cogliere e riconoscere l'essenza delle cose, le loro potenzialità, il nuovo».
VERSO LO SCIPPO? «La polemica tra sindaco e organizzatori del Festival rischia di far perdere al nostro territorio uno dei pochi eventi di rilevanza nazionale», afferma Carla Cimoroni. «La manifestazione è infatti ambita da altre importanti città (Brescia e Parma, ndr) e sarebbe davvero un peccato se alla sua quarta edizione dovesse decidere di cambiare sede. Si è ancora in tempo per ricomporre le fratture, per tenere aperte le porte e per non richiudersi dentro le mura cittadine». Infatti, a metà novembre ci sarà un incontro per decidere se continuare o mettere una pietra sul Festival.
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