Il Pd: lavori dopo 5 anni per le antiche mura

Dem contro Biondi: «Non faccia il messia, c’è poco da esultare per interventi iniziati in forte ritardo»
L’AQUILA. «L’ultimo lotto di lavori sulla cinta muraria è partita con più di 5 anni di ritardo dall’effettivo finanziamento, c’è poco da esultare». Il Partito democratico aquilano attacca il sindaco Pierluigi Biondi, che nei giorni scorsi ha partecipato all’inaugurazione della ripresa dei lavori sulle mura, promossi dal Segretariato regionale per l’Abruzzo che si avvarrà dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila in qualità di stazione appaltante.
Le opere dovrebbero durare 640 giorni e restituiranno alla città l’intera cinta, che si estende per oltre cinque chilometri. «Biondi faccia il sindaco, non il messia», tuonano i rappresentanti d’opposizione in una nota. «Ricordiamo a Biondi che dovrebbe fare il sindaco dell’Aquila non atteggiarsi a sacri ruoli che non gli competono. Nonostante la persistente furba narrazione che osanna le sue gesta, siamo qui a ricordare che anche all’Aquila si adotta il calendario Gregoriano e che non esistono gli anni ante-Biondi e dopo-Biondi». I dem osservano che «i lavori non sono iniziati», «semmai sono “ripresi”, dopo la realizzazione di un corposo primo lotto programmato e per la gran parte realizzato durante l’amministrazione guidata da Massimo Cialente».
«Ebbene sì signor sindaco», aggiungono rivolgendosi a Biondi, «siamo qui ad evidenziarle che far partire questo lotto di lavori con più di 5 anni di ritardo dall’effettivo finanziamento non può essere annoverato tra le pratiche della buona amministrazione».
Infine il Pd ricorda «che la mancanza di manutenzione della cinta semmai era dovuta all’improvvida scadenza degli accordi con il collettivo di associazioni, Compagnia delle mura, che soltanto grazie a una mozione a firma del consigliere Stefano Palumbo sono stati successivamente ripristinati. Ebbene caro sindaco, siamo qui a ricordarle che è giusto che ognuno abbia i suoi ruoli, lei si concentri sul ruolo dell’amministratore – magari ci riuscirà meglio di quanto fatto finora – e lasci stare le sacre narrazioni a chi realmente dovrebbe raccontarle».
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