Il Pd: «Lega fedele al governo ma non alla città»

12 Settembre 2018

L’AQUILA. Il consiglio comunale ha approvato la mozione, che ci vedeva firmatari, contro la decisione da parte del governo di definanziare il piano per la riqualificazione delle periferie», a...

L’AQUILA. Il consiglio comunale ha approvato la mozione, che ci vedeva firmatari, contro la decisione da parte del governo di definanziare il piano per la riqualificazione delle periferie», a dichiararlo sono i consiglieri del Pd, Stefano Palumbo e Stefano Albano che aggiungono: «In particolare, attraverso il documento, il consiglio impegna il sindaco e la giunta a farsi portavoce, nei confronti del governo e di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, affinché, nel passaggio del decreto Milleproroghe alla Camera dei Deputati, si proceda alla modifica della decisione assunta in Senato di bloccare il programma straordinario di interventi per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie. Una mozione che suona la sveglia al sindaco e lo richiama a un impegno concreto e fattivo nel tutelare gli interessi della collettività e nello scongiurare il pericolo che la città veda sfumare, sotto i propri occhi, la possibilità che l’importante progetto di riqualificazione urbana veda la luce, con conseguente perdita dei relativi finanziamenti, pari a ben 18 milioni di euro. Nella seduta di ieri, il sindaco Biondi ha tenuto un profilo molto basso, soprattutto su questo punto, rinunciando a intervenire e a chiarire la sua posizione nonostante più volte sollecitato a spiegare le sue motivazioni in aula, subendo così il voto del consiglio comunale. Il provvedimento è stato approvato all’unanimità ma, è importante sottolinearlo, in assenza dei consiglieri della Lega, che sono usciti dall’aula al momento del voto, palesando chiaramente dove stesse l’inghippo. Alla difesa degli interessi della città i Salviniani hanno anteposto la lealtà al governo e l’atteggiamento defilato del sindaco costituisce un’ulteriore riprova, se qualcuno avesse ancora dei dubbi, della sua sudditanza agli esponenti del Carroccio».
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