Il Pd: stato di calamità per il Fucino

Pietrucci, Piacente e Fina: danni incalcolabili, la Regione si muova con urgenza
AVEZZANO. «Il disastro ambientale che ha colpito la Romagna e poi anche Marche e Toscana, coinvolge drammaticamente anche noi: pur senza la tragicità di vittime e disastri infrastrutturali delle altre regioni, il Fucino è vittima delle conseguenze delle piogge torrenziali che si sono abbattute nei giorni scorsi». Esordiscono così il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci, il segretario provinciale Francesco Piacente e il responsabile regionale del Pd nonché senatore Michele Fina che sollecitano lo stato di calamità. «Il maltempo che non accenna a migliorare ha allagato i campi con conseguenze devastanti: e il paradosso è che quando le temperature si alzano ed esce il sole, il fango che ha invaso le colture tende a consolidarsi: diventa così impossibile liberare i terreni da uno strato solido che “sigilla” la terra impedendo lo scambio dell’ossigeno. Il rischio è non solo perdere tutto il raccolto di quest’anno ma rendere sterile il terreno per anni e anni a venire», affermano i tre esponenti del Pd. «Una catastrofe naturale, economica e sociale senza precedenti in quello che è stato definito l’orto d’Italia per la quantità e la qualità delle produzioni agricole. L’unica soluzione urgente e immediata è la richiesta dello stato di calamità da parte della Regione Abruzzo. Infatti ai danni produttivi si aggiunge l’emergenza occupazionale per imprese e lavoratori. Sappiamo che la manodopera agricola del Fucino è composta quasi tutta da lavoratori magrebini: si tratta di circa 5.000 persone che dall’inizio della stagione hanno prestato la loro opera a singhiozzo e che ora si trovano privi di opportunità. Molti di loro – senza salario – sono costretti a cercare lavoro altrove, col rischio di non avere più qui, quando sarà nuovamente necessario, la manodopera sufficiente a riprendere le lavorazioni e la raccolta dei prodotti. Centinaia di lavoratori hanno visto ridursi drasticamente le giornate lavorative nei campi e di conseguenza il salario. Condizione che già oggi comporta danni previdenziali, rischiando di ridurre gli importi sulla indennità di disoccupazione che lavoratrici e lavoratori richiederanno per l’anno in corso. Questa grave emergenza occupazionale e salariale può essere affrontata con il sostegno al reddito e alla previdenza attraverso la disoccupazione agricola che lo stato di calamità può assicurare».
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