Il Pd: un Protocollo antimafia per l’Abruzzo

31 Maggio 2022

Sollecito alla Regione dopo la denuncia dell’Associazione carabinieri: «Fenomeni da contrastare»

SULMONA. «L’intervento dell’Associazione dei carabinieri sul Centro è di quelli che, per usare un ossimoro, ci confortano in un contesto sconfortante». La responsabile regionale del Partito democratico contro le mafie, Teresa Nannarone, e il segretario regionale Michele Fina, all’indomani dell’allarme lanciato da Alessandro Marconi sulla «ramificazione delle mafie nel tessuto sociale ed economico abruzzese», tornano a denunciare l’immobilismo sul tema da parte del governo regionale e la necessità di adottare qualsiasi soluzione di contrasto, innanzitutto il Protocollo antimafia, prima che il problema diventi endemico. «Abbiamo avuto, come Pd, il coraggio di parlare per primi, tre anni or sono, di criminalità organizzata in Abruzzo e nell’Aquilano, tanto in termini di mafia del pascoli quanto in termini di infiltrazioni della malavita organizzata tutta», evidenziano Nannarone e Fina, «abbiamo organizzato convegni, iniziative, redatto linee guida inviate a tutti i Comuni abruzzesi e soprattutto abbiamo scritto più volte a Marsilio affinché, come presidente di Regione ancora priva di Protocollo antimafia, facesse la sua parte per porre un argine a un fenomeno tanto pericoloso quanto odioso. Non abbiamo ottenuto risposte. Il tempo, purtroppo, ci ha dato ragione sia sulla cosiddetta mafia dei pascoli che sulle infiltrazioni di Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta in regione e nella nostra provincia, nessun territorio escluso. Per questo», proseguono i due esponenti regionali Pd, «sottoscriviamo e rilanciamo in toto l’allarme dato da una Associazione autorevole e competente quale quella dell’Arma dei Ccrabinieri, rafforzati nel convincimento che è necessario continuare a portare avanti con forza una battaglia giusta e che non ci vede più isolati».
Sia l’allarme lanciato da Marconi che l’intervento dei vertici regionali del Pd, contro le mafie, è stato avvalorato dal sequestro di un immobile nel Comune di Pescocostanzo, bene riconducibile da quanto emerge dall’indagine portata avanti dai finanzieri del Gruppo investigazione criminalità organizzata e dei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Napoli, a un imprenditore legato al clan dei Casalesi, Giuseppe Fontana.
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