Il pm: «Masterplan regolare», ma i lavori sono fermi da 9 anni

17 Febbraio 2018

Condominio via Fonte Preturo, richiesta di archiviazione dopo un esposto. Contributo già concesso a rischio di revoca

L’AQUILA. Il complesso edilizio dei palazzi bombardati stile-Kabul, alla porta d’ingresso della città e a pochi passi dalla cittadella della giustizia di via XX Settembre, fa ancora brutta mostra di sé a nove anni dal terremoto. Da quando la vecchia sede dell’Anas è stata abbattuta (e ricostruita a Pile), il condominio di via Fonte Preturo appare in primo piano. Una cartolina di mura bucate che la vecchia amministrazione di centrosinistra avrebbe voluto abbattere e ricostruire in quattro e quattr’otto. Con tanto di piazza di duemila metri quadrati, locali commerciali e direzionali, verde pubblico e, addirittura, i portici. Doveva essere un’area a breve, ma la riqualificazione di quella zona della città, ricompresa nell’area Banca d’Italia-via XX Settembre, inserita nel piano strategico del novembre 2012 come «progetto strategico di iniziativa privata», si è rivelata, a conti fatti, una delle grane più grosse da risolvere. Non ci è riuscito l’ex assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, e ora la palla è nelle mani del centrodestra. Del sindaco Pierluigi Biondi e del superdirigente della ricostruzione Vittorio Fabrizi, in procinto di andare in pensione.
IL PM: ARCHIVIARE. In mezzo a un ginepraio di esposti, denunce e controdenunce, spunta, ora, una richiesta di archiviazione. Porta la data del 23 marzo 2017. La Procura della Repubblica, in base a indagini condotte dalla Guardia di Finanza, e durate circa dieci mesi, non ha ravvisato elementi di penale rilevanza in relazione ad alcune segnalazioni che adombravano passaggi poco chiari nel percorso autorizzativo, dubbi tecnico-progettuali, irregolarità di varia natura. Nel mirino era finito, tra gli altri, il pool di tecnici incaricati, composto da cinque professionisti.
«INTRALCIO ALLA PRATICA». Gli stessi investigatori, a valle delle loro verifiche, parlano addirittura di «intralcio all’iter burocratico della pratica», in relazione a chi ha firmato gli esposti, inquadrando il discorso nel contesto dei forti contrasti avvenuti all’interno del condominio, dove ora sono rimaste 25 famiglie rispetto alle 36 iniziali. Ma neppure il segnale positivo del via libera della Procura è destinato a sbloccare la ricostruzione di quell’area. Nonostante il contributo definitivo concesso già da ottobre 2015 (pari a 5,6 milioni), proprio a causa dei ritardi che si sono accumulati nel corso degli anni, allo stato delle cose risulta già avviato il procedimento di revoca del contributo come conseguenza di una serie di intoppi, alcuni dei quali determinati da inadempienze degli stessi privati. Insomma, la pratica resta bloccata perché il suo iter è strettamente legato al progetto del Masterplan a suo tempo approvato all’unanimità da tutti i soggetti attuatori (Anas, Ater, condominio Fonte Preturo, condominio Castiglione). I contrasti hanno portato, tra l’altro, al mancato raggiungimento dell’unanimità necessaria alla stipula della convenzione che ha invalidato il permesso a costruire. Mentre i residenti sono ancora sparsi tra appartamenti del Progetto Case oppure altre sistemazioni abitative “provvisorie” (materia, questa, di possibile interesse per la Corte dei conti), una delle soluzioni per rimuovere l’impasse potrebbe essere quella del commissariamento del condominio. Per la demolizione ci sono 400mila euro nell’ambito del Masterplan. E la piazza coi portici? Se non la faranno le ditte appaltatrici la realizzerà in prima persona il Comune, come sembra, a spese proprie. A patto che i litigiosi condòmini firmino la pace. E la tanto contestata convenzione.
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