Il post-sisma costa 18 miliardi

I dati aggiornati a partire dall’emergenza. Ecco tutti i cantieri in città e frazioni
L'AQUILA. Otto miliardi di euro richiesti a fronte di cinque già ottenuti. Di fronte alla commissione consiliare “Gestione del territorio” il dirigente dell'Ufficio speciale per la ricostruzione dell'Aquila, Raniero Fabrizi, questa mattina si presenterà con cartelle e dati, perché avrà un bel po' da rispondere alla Commissione presieduta dal consigliere Raffaele Daniele che gli chiederà «una disamina a tutto campo in modo da far emergere criticità ed elementi di complessità». Il tutto, si legge nella convocazione della riunione alla quale parteciperanno anche il sindaco Pierluigi Biondi e l'assessore all'Edilizia, Luigi D'Eramo, «nell'ottica di un confronto teso a individuare obiettivi e strategie volti al superamento delle problematiche e al rispetto delle tempistiche previste». Che sia un “richiamo” di tipo politico (Fabrizi è stato fortemente voluto a capo dell'ufficio dalla passata amministrazione e quindi, anche se è un tecnico, in qualche modo la rappresenta) o se c'è un semplice intento di «affrontare una seria programmazione». Che in realtà già c'è: è stata stabilita dal cronoprogramma, è scritta nel Piano per la ricostruzione ed è in atto.
DATI. Conoscendo il carattere, Fabrizi oggi parlerà poco, mostrando i dati in un report-dossier di una decina di pagine con schemi e mappe. «Rispetto ai contributi richiesti è stato rilasciato oltre il 66% degli importi», dice il dirigente al telefono, «a fronte di 8 miliardi e 340 milioni richiesti, l'importo concesso è di circa 5. Rimangono ancora 2,5 miliardi di euro relativi ai progetti per i quali è stato chiesto il contributo». Apparentemente i conti sembrano non tornare ma, in realtà, spiega Fabrizi, «nel corso delle istruttorie dei progetti gli uffici sono riusciti a ricavare un risparmio del 10%». C'è da ricordare che il totale delle risorse stanziate dallo Stato per il terremoto del 2009 per l'intero cratere sismico, dall'emergenza sino a oggi è di quasi 18 miliardi, mentre oltre 5 sono i miliardi inseriti nella Legge di Stabilità 2015 per la ricostruzione del cratere.
STATO DELL'ARTE E PREVISIONI. «Al momento la ricostruzione del centro storico del capoluogo si attesta intorno al 58-60%, quello della periferia intorno all'86%», spiega Fabrizi, che si riferisce ai lavori conclusi. Praticamente ribaltata la situazione nelle frazioni, che restano fanalino di coda. «In linea teorica pensiamo di poter ultimare entro l'anno la prima parte delle schede parametriche (per chiedere il contributo massimo statale, ndr) di tutto il centro storico, con la prospettazione che entro il 2020 si potrebbe raggiungere la sua ricostruzione effettiva». Diverso il discorso delle frazioni prioritarie (più danneggiate e di maggiore rilevanza sociale) che, però, recupereranno secondo Fabrizi in corso d'opera. «Sicuramente entro il 2018 verranno consegnate tutte le schede parametriche parte prima delle frazioni prioritarie, e la ricostruzione si completerà nel 2021». Rimangono, poi, le frazioni non prioritarie e le loro periferie: «C'è la prospettazione che entro il 2019 si possano ultimare le schede parte prima per queste frazioni». Tuttavia serve “olio di gomito” affinché tutta la filiera funzioni al meglio. Ad esempio, occorre che tra presentazione delle schede parte prima e consegna dei progetti definitivi non passi in mezzo troppa acqua, come in molti casi sta avvenendo. I meccanismi della ricostruzione sono collegati e condizionati dalle attività di amministrazioni, consorzi, professionisti, imprese.
SICUREZZA. Intanto la ricostruzione sta consegnando una città fra le più sicure - se non la più sicura – d'Italia. Infatti, si è riusciti a ottenere dal Governo il livello minimo di sicurezza coperto dal contributo statale al 70% anzichè al 60% come prevedevano le ordinanze passate: sul fronte del miglioramento sismico l'85% dei palazzi ricostruiti presenta un livello di sicurezza di media pari al 70% per gli edifici vincolati e non vincolati.
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