«Il punto nascita non può essere soppresso»

10 Gennaio 2017

Il rocambolesco salvataggio della donna incinta rilancia la battaglia contro la chiusura del reparto

SULMONA. Il viaggio-odissea della mamma che è stata scortata da un mezzo cingolato dei vigili del fuoco da Castel di Sangro a Sulmona, appena in tempo per partorire, rimette al centro dell’agenda politica la questione del punto nascita. La storia, il cui lieto fine prende il nome della piccola Anna, conferma come il piano sanitario regionale debba ancora fare i conti con l’orografia del territorio e col maltempo e la neve che da queste parti in inverno sono la normalità. La donna è arrivata in nottata, giusto in tempo per essere presa in cura dal reparto di Ginecologia. Dopo un viaggio durato quattro ore nella tempesta di neve e con l’elisoccorso che non poteva volare. Da qui le sollecitazioni del comitato pro punto nascita sull’importanza del reparto. «Il racconto del rocambolesco viaggio nella notte sull’altopiano delle Cinquemiglia per raggiungere il presidio ospedaliero», interviene Luigi La Civita, «a causa della bufera di neve che imperversava nella zona, e il rischio patito, rafforza la convinzione dell’importanza strategica del nostro ospedale che deve raggiungere la piena efficienza e autonomia assistenziale al fine di tornare a essere il riferimento imprescindibile per l’intero bacino di Sulmona». Esce allo scoperto anche il consigliere comunale di maggioranza Andrea Ramunno. «Una cosa è chiara e quest’emergenza lo certifica, i servizi essenziali dell’ospedale non possono chiudere. Chi parla di elisoccorso o ambulanze attrezzate non si è mai trovato in certe situazioni. Ora il punto nascita è pienamente funzionante, grazie a chi ha lavorato per poter scongiurare una chiusura annunciata da anni». Il consigliere di minoranza Elisabetta Bianchi aggiunge: «Siamo in una zona di montagna e non si può pensare di sopprimere il punto nascita».(f.p.)

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