Il rettore di Collemaggio: «Ora ridateci la Madonna»

8 Agosto 2021

Dopo il rientro in chiesa delle prime tele restaurate, don Nunzio Spinelli all’attacco «Aspettiamo da anni il ritorno dell’opera di Saturnino Gatti, chiederemo al ministro»

L’AQUILA. Era il 14 aprile 2009, pochi giorni dopo il sisma, quando la statua in terracotta della Madonna col Bambino, opera di Saturnino Gatti, conservata allora nella basilica di Collemaggio, fu salvata in modo spettacolare, con una gru, dai vigili del fuoco alla presenza dell’allora ministro Sandro Bondi. La statua aveva riportato pochi danni (qualcuno di più ne ebbe nei mesi successivi in occasione di una mostra) che furono presto riparati. Da allora, tuttavia, la preziosa opera non è mai tornata nella basilica. A denunciare la situazione, pochi giorni dopo il rientro a Collemaggio delle prime tre delle tele danneggiate dal terremoto, è il rettore don Nunzio Spinelli.
«ASPETTO LA MADONNA». «Da anni ormai chiedo che la Madonnina torni al suo posto», spiega. «Mi è stato più volte promesso il suo ritorno, ma ancora non conosco la data». Attualmente la statua è esposta nelle sale del Munda (museo nazionale d’Abruzzo) alle 99 Cannelle, dove è stata portata a seguito della sua inaugurazione nel 2015. Allora, infatti, la chiesa era ancora lontana dall’essere riaperta al pubblico. «In quel frangente mi è stato detto che a causa della mancanza di un sistema di sorveglianza non era possibile conservare l’opera all’interno della chiesa», continua il rettore. «Adesso, tuttavia, non ho capito cosa si stia aspettando. C’è stato tanto clamore, giustamente, per il ritorno di tre tele, ma nessuno ricorda che da anni attendiamo invano un capolavoro». Collemaggio, infatti, ha riaperto i battenti a dicembre del 2017. «Già da allora la Madonnina di Saturnino sarebbe potuta tornare nella nicchia vicino all’altare, poiché da subito è stato inserito un sistema di allarme», dice don Nunzio, «ma così non è stato. Anche il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi si è occupato della questione, senza trovare una soluzione. Di questo passo saremo costretti a rivolgerci direttamente al ministro Dario Franceschini».
CAPOLAVORO. La statua “contesa” è in terracotta policroma e dorata e risale al 1506. “Capolavoro di Saturnino Gatti, è la più preziosa e nobile tra le sculture del Rinascimento, non solo aquilano”, è scritto nella scheda descrittiva del ministero. “Plasmata e cotta in un unico blocco di argilla, la terracotta seduce per la raffinatezza del modellato e per la capacità di trasmettere i sentimenti di questa giovane, bellissima madre, dai lineamenti perfetti, che volge lo sguardo amorevole verso il suo bambino”. Poi la scheda, che risale a qualche anno fa, precisava: “Estratta dalle macerie della chiesa, ha subìto purtroppo qualche danno al basamento e alle parti in aggetto, come le dita di entrambe le figure. Viene proposta nel museo fino al momento della conclusione dei lavori nella basilica di provenienza”.
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