Il Riesame riconsegna i distintivi: altri 5 poliziotti tornano al lavoro

12 Settembre 2023

Gli agenti riprendono il servizio, come disposto già per un collega. Attese le udienze per gli ultimi quattro Gli avvocati: «Si tratta di una soddisfazione amara, c’è stato troppo clamore prima ancora del processo»  

SULMONA. Possono tornare in servizio altri cinque agenti della Polstrada di Pratola Peligna coinvolti nell’inchiesta della Procura della Repubblica sui “furbetti in divisa”. È quanto deciso dal tribunale del Riesame dell'Aquila che ha accolto il ricorso depositato dai legali dei cinque agenti, ribaltando così la decisione del gip del Tribunale di Sulmona. I giudici del Riesame hanno ritenuto, così come era già avvenuto alcuni giorni fa per un altro agente, troppo generica l’ordinanza impugnata in riferimento alla specificità delle condotte contestate. I cinque poliziotti potranno ora tornare al lavoro non appena verrà emesso il provvedimento di revoca della sospensione dal servizio. Gli agenti in questione sono Alfonso Bartoli e Gianni Ranieri (difesi dall’avvocato Alessandro Scelli), Luca Madonna (difeso da Andrea Marino e Augusto La Morgia), Alessio Imperatore e Angelo Tarola (difesi da Vincenzo Margiotta). Lo stesso esito del ricorso si era avuto giovedì per l’agente Paolo Di Loreto.
«Il motivo concernente l’insussistenza di esigenze cautelari e il difetto di motivazione sul punto è fondato se si considera che il gip ha redatto una sorta di motivazione cumulativa, senza dare conto degli specifici elementi sui quali ha fondato il giudizio cautelare», scrivono i giudici del Riesame. Altri quattro agenti restano in attesa dell’esito del ricorso. Si tratta di Pasquale Berarducci, Beniamino Del Rosso, Franco Perna e Dino Petrella. Per loro sono state programmate altre due udienze che si terranno il 14 e il 18 settembre Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati difensori dei cinque poliziotti. «C’è stato troppo clamore prima ancora del processo», ha detto Scelli.
«Si tratta in realtà di una soddisfazione amara perché viene dopo più di due mesi di fango riversati su persone vittime di un’ingiusta interdizione dal servizio», ha incalzato Andrea Marino, «sin dal primo momento abbiamo sempre cercato di spiegare l'impossibilità di questo ipotetico sistema di malaffare». Le indagini, andate avanti dal 2019 al 2022, sono state attuate attraverso il ricorso a intercettazioni ambientali e telefoniche, gps e telecamere. Le accuse, a vario titolo, per gli agenti coinvolti sono truffa e falso ai danni dello Stato, peculato, furto, omissione d’atti d'ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio. Per l’accusa, i poliziotti avrebbero (sempre a varo titolo) abbandonato il posto di lavoro per dormire in auto o intrattenersi in alcuni esercizi commerciali mentre erano in servizio. Approfittando della propria posizione tre di loro avrebbero rubato beni di tenue entità patrimoniale in una stazione di servizio. Altri avrebbero utilizzato auto di servizio per fini privati e, sempre secondo l’accusa, avrebbero omesso di svolgere rilievi in un incidente stradale e di prestare soccorso a un veicolo in panne.
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