Il Riesame ridà a Mancini i soldi dell’Iva non versata

Accolta in tribunale l’istanza di dissequestro di 400mila euro dell’ex dirigente La decisione può essere estesa alla posizione del presidente rossoblù Chiodi
L’AQUILA. Intanto arriva una buona notizia che riguarda L’Aquila calcio e che, comunque, potrebbe contribuire a riportare un minimo di fiducia nel club rossoblù in piena crisi societaria.
Il tribunale del Riesame, nei giorni scorsi, ha accolto il ricorso presentato dall’imprenditore Massimo Mancini, all’epoca dei fatti vicepresidente e membro del consiglio di amministrazione dell’Aquila calcio contro il provvedimento che aveva rigettato la richiesta da parte dello stesso imprenditore: questo a fronte del sequestro preventivo per l’omesso versamento dell’Iva, nell’anno 2014, da parte della società calcistica.
Era stata la Guardia di Finanza, su disposizione della magistratura, a sequestrare, per equivalente, la somma di 400mila euro, ai danni del presidente Corrado Chiodi e dello stesso Mancini. La pronuncia è arrivata dopo un percorso decisamente complesso e tortuoso. Inizialmente il Riesame aveva rigettato una prima richiesta, già assecondata dal giudice per le indagini preliminari, ma poi ci fu il ricorso in Cassazione da parte dei legali dell’imprenditore.
I giudici della Suprema corte avevano accolto la tesi della difesa disponendo il ritorno degli atti al Riesame ma indicando altre valutazioni da fare. E così è stato, visto che i giudici aquilani hanno ribaltato la decisione non potendosi discostare più di tanto dall’indirizzo dell’organismo superiore.
I difensori del dimissionario vicepresidente dell’Aquila calcio, il professor Luca Marafioti del Foro di Roma, e l’avvocato Dario Visconti del Foro dell’Aquila, avevano lamentato l’erroneità della decisione del riesame sotto diversi profili. Il primo ricorso al Riesame, prima bocciato ma ora valutato in modo diverso, era stato inoltrato anche dall’avvocato di Chiodi, Roberto Madama.
Ora le cose sono cambiate e questo provvedimento inerente a Mancini pare estensibile anche alla posizione di Chiodi. Per cui, almeno indirettamente, ne uscirebbe bene anche lo stesso sodalizio rossoblù, alle prese con un’asserita «carenza di liquidità» che ha costretto a una colletta per pagare il primo stipendio ai calciatori. La società come hanno sempre sostenuto i legali, ha attivato le rate per saldare il pagamento dell’Iva seguendo un percorso concordato. Atti alla Procura per la definizione del caso, sotto l’aspetto penale, alla luce di questo nuovo evento. Ma, per le difese, la vicenda sembra essersi sgonfiata ulteriormente.
«È questa», ha commentato l’avvocato Visconti, «un’altra tappa importante nel cammino che porterà alla dimostrazione dell’assoluta insussistenza di qualsiasi responsabilità da parte di Mancini nella vicenda».
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