Il rock anni ’80 racconta la città

15 Dicembre 2020

Iniziativa social ripercorre la storia del fermento musicale nel periodo pre-sisma

L'AQUILA . Negli anni ’80-’90 all’Aquila si sviluppò, in maniera spontanea, un fermento musicale notevole, ma inusuale fino a quel momento. Per rendere giustizia a quel fermento il chitarrista Marcello Prosperococco ha creato un gruppo Facebook, “La piccola Seattle chiamata L'Aquila”, al fine di raccogliere documenti e ricordi di quei tempi.
«Il nome del gruppo», sottolinea Prosperococco, «mi è venuto in mente, perché le analogie con la più famosa città americana, con le dovute proporzioni, a mio avviso furono molte (ad esempio le band che nascevano in continuazione, il fatto che si suonasse in ogni angolo della città). È certo che un confronto diretto con Seattle, risulterebbe impietoso. L’origine di questo movimento musicale, fu dovuto sicuramente e principalmente alla spinta mediatica che il rock alternativo ebbe in quegli anni. C’era però, all'Aquila come a Seattle, la voglia di esprimersi, la voglia di suonare». Tantissime persone hanno risposto all'appello, quasi 500 in pochi giorni. «Moltissime le band di quegli anni», ricorda il chitarrista, «ognuna di loro ha dato un contributo fondamentale alla crescita culturale della città».
Queste solo alcune tra quelle menzionate: A Real Rain, Coffe Shower, Daba Dub, Dline, Disforìa, Distilleria Clandestina, Doctor Khumalo, Exede, Garble, Golem, Intrigo, Ividema, Joy Lips and The Velvet Negroes, Khany Scjoti, Latebra, Lavori in corso, Le Naphta Narcisse, Lungo Cammino, Malìa, Margó, Maxiata, Morgana, Motasemper, Muffa Rialzo, Muttley, Overload, Powerage, Project Orange, Rio Save, Senza Precedenti, Sesto Senso, Souleloquy, State Of Love And Trust, Sturm Und Drang, Uranius, Vega’s, Zelig. Ci furono anche tanti piccoli locali che facevano musica dal vivo. «Ne cito solo alcuni», riprende Prosperococco, «l’ Arabesque, il Blue Funk, il The Mix, lo Sweet Home, il No End e via dicendo. Per non parlare dei tanti scantinati, adibiti a sale prova, sparsi per tutta la città: come non ricordare lo storico NaftaBenza?». Non un amarcord, ma un contenitore da implementare con locandine, foto, tracce audio e video. Un modo alternativo di raccontare L'Aquila pre-sisma. (fab.i.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .