Il sindaco Di Nino a giudizio

17 Febbraio 2018

L’accusa: indusse un lavoratore della sua azienda a dichiarare il falso

PRATOLA PELIGNA. Insieme al padre avrebbe indotto un dipendente dell’azienda di famiglia a rilasciare una falsa testimonianza. Questa l’accusa mossa nei confronti del sindaco di Pratola Peligna, nonché candidata alle politiche nelle liste di Forza Italia, Antonella Di Nino, che è stata rinviata a giudizio insieme al padre Piero per violenza e minaccia finalizzate a commettere un altro reato. Con loro dovrà sostenere il processo anche il dipendente Mario D’Amato, imputato di favoreggiamento e falsa testimonianza. La prima udienza del processo si terrà il 16 aprile. La vicenda giudiziaria è strettamente collegata all’altro processo che si concluderà lunedì, nel quale è imputato ancora una volta Piero Di Nino insieme al fratello Stefano e ad altre sette persone tutti dipendenti dell’azienda di autotrasporti. Sono accusati a vario titolo di estorsione, falso e truffa ai danni dello Stato, favoreggiamento personale e voto di scambio in favore proprio di Antonella Di Nino, all’epoca candidata alle elezioni provinciali.
La difesa del sindaco di Pratola, contattata dal Centro, si riserva di far conoscere la propria posizione sulla vicenda. Tutto era partito ad aprile 2014, in seguito a una denuncia presentata da alcuni autisti, che erano stati licenziati, a loro dire, ingiustamente. Un capo di imputazione con tante contestazioni tra cui l’utilizzo di cronotachigrafi manomessi su 20 veicoli. Il tutto per aggirare le normative vigenti in materia di trasporto per abbattere la concorrenza. In una delle udienze un dipendente, Rocco Capasso, sempre secondo quanto sostenuto dall’accusa, sarebbe stato indotto da Antonella Di Nino e dal padre Piero a dichiarare che nel dicembre del 2010 un mezzo dell’azienda era fermo per riparazioni e che, dunque, non poteva circolare. Mezzo che, invece, come sostenuto dall’accusa, sarebbe stato funzionante. (c.l.)
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