Il sindaco ritira le deleghe alla Lega

Biondi vuole le scuse dopo gli attacchi, ma il Carroccio chiede il rimpasto e niente più assessori tecnici. Piccinini va alla Gsa
L’AQUILA. Se fino a ieri poteva trattarsi soltanto di un segnale che la Lega aveva lanciato al sindaco Pierluigi Biondi e alla sua giunta, per far capire al primo cittadino l’aria che tira, ora si è passati decisamente a un “atto ostile”, che potrebbe precedere una guerra.
VIA LE DELEGHE. Biondi ha compiuto un gesto di reazione – ritirando le deleghe a tre assessori di Salvini – agli strali lanciati dal capogruppo del Carroccio, Francesco De Santis, nel corso dell’ultimo consiglio comunale che si è svolto nella sala Ipogea dell’Emiciclo. E il primo cittadino chiede il ritiro di quelle dichiarazioni da parte della Lega. De Santis ha attaccato ferocemente la giunta Biondi, anche se le accuse di immobilismo e di essere lontani dai problemi veri dei cittadini e di vergogna per quanto non fatto finora, coinvolgevano anche consiglieri di Forza Italia in particolare, oltre al vicesindaco e assessore al Commercio, Raffaele Daniele.
I MOTIVI. Sono diversi i motivi di scontro, più o meno sommersi, a cominciare dal nuovo centro commerciale a Centi Colella, passato in giunta e bocciato in consiglio, con alcuni franchi tiratori della maggioranza. Ma il sindaco Biondi, dopo un consulto con il capo del suo partito (Fratelli d’Italia), Giorgia Meloni, ha deciso ieri di ritirare le deleghe ai tre assessori della Lega, Fabrizio Taranta, Daniele Ferella e Fabrizia Aquilio. Una resa dei conti che viene comunque da lontano, vecchie ruggini accumulate.
UN’AZIONE A METÀ. Una reazione, però, quella del sindaco, che vale come fermarsi a metà del guado: il ritiro delle deleghe non significa nulla. Altro gesto sarebbe stato, invece, cacciare i tre assessori dalla giunta. Così, con una mossa sibillina – anche in questo caso dettata più che altro per dare un segnale alla Lega – ha sì fatto la voce grossa il sindaco Biondi, ma ha lasciato un portone spalancato al Carroccio.
D’ERAMO SIBILLINO. Ieri dalla Lega non è arrivato nessun commento politico, se non una battuta del deputato e coordinatore regionale del partito, Luigi D’Eramo, che fotografato mentre si fa tagliare i capelli dal suo parrucchiere di sempre e amico, Gabriele Spaterna – che ha curato e cura anche la capigliatura dell’ex sindaco Biagio Tempesta – ha postato su Fb la frase, anche questa sibillina: “Ci diamo un taglio?”. Si riferiva alla sua quasi assente chioma o a chiudere l’ossigeno alla giunta?
BIONDI VUOLE LE SCUSE. Biondi ieri ha accompagnato il ritiro delle deleghe ai tre assessori leghisti con una “giustificazione”, ma che è anche una richiesta di scuse al Carroccio. «A distanza di 48 ore dall’attacco ingiustificato e inaccettabile da parte del capogruppo della Lega, non avendo ottenuto dal partito alcun cenno di smentita rispetto alla dichiarazione di “mancanza di fiducia” che la stessa compagine evidentemente nutre nei confronti dell’organo esecutivo, che comprende anche i componenti di giunta leghisti, mi sono trovato costretto a firmare l’atto con cui ritiro le deleghe agli assessori Ferella, Taranta e Aquilio. Lo faccio a malincuore perché», sostiene Biondi, «in questo anno e mezzo da che sono entrati nella compagine governativa della città, mai ho dubitato della qualità del loro lavoro e della fedeltà alla Istituzione che rappresentano. Basti pensare, per fare degli esempi, alla gigantesca attività ricognitiva propedeutica alla stesura del nuovo Prg di cui abbiamo ereditato una forma monca e inapplicabile da chi ci ha preceduto, alle attenzioni nei confronti del progetto di decoro del capoluogo e delle frazioni, alle attività di gestione dell’emergenza Covid in termini di Protezione civile e assistenza alla popolazione. Cose che si sommano ai risultati ottenuti da questa amministrazione a 360 gradi. È dunque paradossale e contraddittorio», afferma Biondi, riferendosi a De Santis, «non accorgersi di questo. E conclude: «Pertanto, ai fini di ripristinare una modalità equilibrata di governo della città, attendo che la Lega smentisca quell’inconcepibile “sentimento di vergogna” che ha espresso il suo capogruppo. Preciso, infine, che tale decisione è stata condivisa anche con i rappresentanti del mio partito, a tutti i livelli, e comunicata a tutte le componenti della maggioranza di centrodestra».
GLI SCENARI. Cosa succederà ora? Gli scenari sono due: la Lega che stacca la spina all’esecutivo, se il sindaco non accetterà un rimpasto – che vorrebbe dire la cacciata dei cosiddetti assessori tecnici, per fare posto ai politici eletti – oppure un compromesso per portare a termine la consiliatura.
GSA: LE NOMINE. Intanto, a proposito di cariche, ieri l’assemblea dei sindaci della Gran Sasso Acqua ha eletto il nuovo cda. Ha vinto la linea Biondi, che ha piazzato nella poltrona più alta, al posto di Fabrizio Ajraldi, un altro avvocato, l’ex assessore allo Sport Alessandro Piccinini, amico stretto del sindaco. Mentre il consigliere regionale e capogruppo in Comune del Passo Possibile, Americo Di Benedetto, per anni presidente Gsa, ha piazzato a sua volta ben due rappresentanti, l’avvocatessa Laurenzi e il commercialista Buccini. Presenti 34 sindaci su 36, questi i componenti. Cda: presidente Alessandro Piccinini, componenti Francesca Lucia Laurenzi e Fabrizio Ajraldi. Collegio sindacale: sindaci effettivi Luca Verini, Monica Petrella e Francesco Buccini (riconfermato). Sindaci supplenti Antonello Comperti e Marika Aceto. Revisore Roberto Pace.
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