Il Tar ferma un cantiere in centro storico

21 Settembre 2020

Sospesa la pratica per i lavori all’aggregato edilizio “Bone Novelle” con le vecchie sedi dell’Aci e della comunità montana

L’AQUILA. Battaglia legale tra Comune e Soprintendenza in relazione al via libera che, con la delibera 120 del febbraio scorso, la giunta comunale aveva dato alla ricostruzione dell’aggregato denominato “Consorzio obbligatorio Bone Novelle” inserito in un piano di recupero che risale a diversi anni fa. Il Tar con una recente decisione ha sospeso la delibera di giunta “in attesa di approfondimento nel merito” che avverrà nell'udienza già fissata al 24 febbraio 2021. Nel Consorzio ci sono soci privati ma anche l’Istituto per il sostentamento del clero, la Comunità montana “Montagna dell’Aquila” e l’Aci. Il comparto è delimitato su via Bone Novelle, via dell’Arcivescovado e dall’edificio condominiale ex Salbani. Secondo il Tar la sospensiva si rende necessaria “considerato che l’esame della questione sottoposta all’esame del Collegio richiede approfondimenti propri della sede di merito. Inoltre l’esistenza di un aggregato immobiliare esclude la possibilità di una parcellizzazione degli interventi che sono, comunque, legati dallo stesso Piano progettuale. Viene ritenuta quindi la sussistenza del danno grave e irreparabile derivante dall’esecuzione del provvedimento impugnato”.
Nella delibera che il Tar ha sospeso ci sono tracce del fatto che la Soprintendenza aveva espresso da tempo perplessità sulle modalità dell’intervento. In un passaggio dell’atto comunale si legge che il parere negativo della Soprintendenza “non possa tuttavia ritenersi ostativo alla prosecuzione dell’iter procedurale poiché l’intervento urbanistico previsto si inserisce in armonia con i princìpi di conservazione e recupero dei centri storici, né può rilevarsi alcuna portata di ordine normativo o regolamentare. Le considerazioni della Soprintendenza sulle esigenze di conservazione e recupero dell’esistente sono tuttavia state comunicate al Consorzio, invitando lo stesso a ponderarle con attenzione, non soltanto in rapporto alla sostenibilità economica dell’intervento proposto ma anche riguardo alla salvaguardia e tutela dei valori identitari del costruito storico su cui si interviene. Resta comunque nella potestà del Comune, in sede di rilascio dei titoli edilizi, come pure in esecuzione dei lavori, dettare prescrizioni sia per il recupero, valorizzazione, reimpiego e ricollocazione degli elementi ritenuti importanti o caratteristici, sia per conformare i progetti al costruito del centro storico, diffidando dall’impiego di elementi discordanti o inadeguati al contesto”. Pare che il ricorso al Tar sia stato deciso dalla Soprintendenza quando mesi fa sono iniziati i lavori di messa in sicurezza. Inoltre la Soprintendenza ha messo il vincolo su una parte dell’aggregato stesso. Nel ricorso si contesta pure il fatto che la delibera doveva essere approvata dal consiglio comunale e non dalla sola giunta. A febbraio si capirà chi ha ragione fra Comune e Soprintendenza.
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