Il Tar: la mensa non sarà demolita Chiesa e convento sono a rischio

23 Luglio 2021

Annullato parzialmente l’atto con il quale il Comune ordinava la dismissione della struttura sociale Ora si apre il fronte degli edifici ecclesiastici «non più necessari a soddisfare le esigenze temporanee»

L’AQUILA. La mensa di Celestino a piazza d’Armi, con relativa area ricettiva annessa, è salva: dopo la sospensiva concessa nello scorso autunno, il Tar ha annullato parzialmente l’atto con il quale il Comune aveva disposto la demolizione del complesso di via Raffaele Paolucci, accogliendo il ricordo della Fraterna Tau, l’associazione che gestisce la struttura. Resta però da sciogliere un nodo relativo alla sopravvivenza della chiesa e al convento annesso, oltre ad alcuni container, adibiti, però, ad attività non direttamente di pertinenza del Movimento celestiniano. Si tratta di alcune piccole strutture che ospitano materiali dell’Atletica L’Aquila o del Centro internazionale Studi celestiniani. A quei container, fanno riferimento, inoltre, i gruppi storici Arcieri Virtus Sagittae e Rosso d’Aquila. Uno di essi, infine, ha ospitato la libreria Edizioni Paoline. Un passaggio della sentenza affronta la questione degli edifici ecclesiastici: «Resiste invece alle censure dedotte in ricorso l’ordine di rimozione delle altre strutture – la chiesa e il convento – che non sono più necessarie al soddisfacimento delle esigenze temporanee per le quali furono realizzate, in quanto è notorio che la celebrazione delle funzioni religiose è ormai ripresa nella monumentale basilica di San Bernardino nel centro storico e non è contestato che i frati minori, ai quali il convento provvisorio era destinato, occupano da tempo lo storico convento di San Giuliano». Quindi si apre un altro fronte.
IL RICORSO. La vicenda, che risale allo scorso anno, riguarda l’intero complesso realizzato nell’immediato post-sisma, la cui gestione è regolata da un protocollo d’intesa del 5 aprile 2010 tra Comune, quotidiano il Centro (grazie alle donazioni dei lettori), Protezione civile e Fraterna Tau. Tale protocollo prevedeva la rimozione a cura della Onlus “entro 36 mesi dalla sottoscrizione, salvo proroga da accordarsi se concomitante con lo stato di emergenza o di non disponibilità della precedente sede di via dei Giardini”. Un termine che ha spinto il dirigente comunale Domenico de Nardis, a ordinare la rimozione del complesso. Di qui il ricorso, inoltrato dalla Fraterna Tau, attraverso l’avvocato Fausto Corti. «Era espressamente previsto», si legge nell’atto, «che il termine di 36 mesi fosse prorogabile». Così di fatto è stato, visto che peraltro l’ordinanza di demolizione è arrivata oltre sette anni dopo la scadenza. Inoltre, è ben evidente che la sede della Fraterna Tau, in via dei Giardini, è tuttora non utilizzabile. Il Tar ha anche chiarito che la scadenza dei 36 mesi non poteva essere ritenuta «perentoria e inderogabile», come sostenuto dal Comune, in quanto questo priverebbe di significato la clausola «fino a cessate esigenze». C’è soddisfazione da parte dell’avvocato Corti. «Siamo contenti del fatto che si garantisce la sopravvivenza di una struttura fondamentale per la città, il cui servizio è unico e insostituibile», commenta il legale.
LE REAZIONI. Soddisfazione è stata espressa anche da Lelio De Santis (Idv-Cambiare Insieme), autore di una mozione a sostegno della Fraterna Tau. «Saluto con piacere la sentenza del Tar», spiega, «che ha annullato l’ordinanza di demolizione della struttura sociale, gestita dalla Fraterna Tau, consentendo la prosecuzione delle attività assistenziali e di sostegno alla comunità e, soprattutto, alle famiglie più deboli. Sarebbe stato assurdo privarsi di un servizio sociale essenziale in un momento così difficile, con un aumento evidente della povertà in città, come sarebbe stato inspiegabile che, in una città con circa 5mila casette provvisorie realizzate nel post sisma, venisse demolito solamente il Complesso Celestino V».
©RIPRODUZIONE RISERVATA