Il terremoto fa paura nel Comune a rischio crolli

10 Novembre 2016

I 135 dipendenti dei palazzi San Francesco e Mazara chiedono il trasferimento Coefficiente di vulnerabilità troppo basso. Le ex caserme possibili alternative

SULMONA. Un coefficiente antisismico praticamente vicino allo zero. Ciò significa che in caso di forte evento sismico, i palazzi San Francesco e Mazara, considerati luoghi strategici per il coordinamento dei soccorsi in caso di calamità, non avrebbero scampo. La verità è emersa ieri mattina, nel corso dell’assemblea che i dipendenti comunali hanno tenuto nella saletta di palazzo Mazara, proprio sulla sicurezza del palazzo in cui lavorano. A rivelarla il sindaco Annamaria Casini, che davanti alle pressanti domande degli impiegati comunali non ha potuto far altro che confermare il preoccupante dato emerso dai controlli disposti sugli edifici pubblici subito dopo il terremoto del 24 agosto che ha praticamente raso al suolo Amatrice e replicati l’altra domenica in seguito alla scossa che ha messo in ginocchio Norcia e i paesi del circondario.

I 135 dipendenti comunali non si sentono sicuri e nel corso dell’assemblea, supportati dalle Rsu e dalle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, hanno chiesto al sindaco Casini quali passi l’amministrazione comunale sta facendo per migliorare la sicurezza dell’edifico comunale.

«Vogliamo conoscere lo stato di vulnerabilità sismica di tutte le sedi dove operano i dipendenti comunali e i relativi certificati antisismici», ha detto senza giraci troppo attorno, la rappresentante della Rsu, Carla Grossi, «vogliamo sapere quali interventi sono stati eseguiti sulla struttura a partire dal sisma del 2009. Ma soprattutto vogliamo sapere quali sono le azioni che l’amministrazione intende mettere in campo al fine di conoscere i tempi per un eventuale trasferimento degli uffici in un altro immobile idoneo ad ospitare la complessa macchina comunale».

«L’idea è quella di avviare un piano complessivo di messa in sicurezza della città, partendo dagli edifici pubblici», ha spiegato il sindaco, «proprio per essere pronti e cogliere tutte le opportunità che dovrebbero esserci di qui a breve. Tutti gli interventi necessitano di risorse e senza finanziamenti non si va da nessuna parte. Ho detto a tutti che noi vogliamo soldi per la messa in sicurezza e non per la ricostruzione. E lo dirò anche al ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che venerdì sarà a Sulmona proprio per parlare della sismicità».

L’altro aspetto sul quale il sindaco ha detto che sta lavorando è quello sulla prevenzione non strutturale con la realizzazione di un nuovo piano di emergenza alla luce delle criticità emerse in questi ultimi anni.

«Il rischio sismico c’è e lo sappiamo tutti», ha aggiunto il primo cittadino, «quindi dobbiamo essere bravi a gestire ansia e paura attraverso quegli strumenti di cui possiamo disporre e che potremo acquisire attraverso le nuove opportunità. Noi siamo il Comune, l’amministrazione, il cuore pulsante della città. Da noi i cittadini si aspettano molto perché tutte le paure che noi abbiamo sono le stesse che hanno i tutti i sulmonesi che non lavorano a palazzo San Francesco. E noi dobbiamo essere bravi a dare le risposte a noi ma soprattutto a loro».

Tra le soluzioni individuate dai tecnici e dagli amministratori circa un eventuale trasferimento degli uffici comunali, (che alla luce dei dati emersi sulla vulnerabilità sismica di Palazzo san Francesco sembra sempre più probabile), c’è quella già nota dell’edificio attualmente occupato dalla Asl con il Centro di salute mentale. Ma esiste anche l’altra alternativa con le caserme Cesare Battisti e Pace, strutture che però devono ancora essere sottoposte alle necessarie verifiche.

Un trasferimento che non sembra essere immediato e che potrebbe arrivare solo tra qualche mese. In attesa del trasloco i dipendenti comunali hanno chiesto al sindaco di sgomberare gli uffici ubicati nelle zone del Comune considerate più a rischio, confinanti con la chiesa di San Francesco della Scarpa.

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