«Il terrorismo si batte con la cultura»

14 Gennaio 2017

Incontro al Classico con l’ex manager Rizk: lo studio apre la mente e non si fa influenzare dall’ideologia

AVEZZANO. Albert Rizk, italo libanese, ex manager del centro di produzione della tv Araba art (Kidco) oggi consulente per i Media, presente sul territorio libanese informato sui fatti della guerra in Siria, ha portato ai ragazzi la sua personale testimonianza con un’intervista svoltasi interamente in inglese, grazie al Cambridge course sull’effetto dei due milioni di rifugiati siriani su economia, vita sociale e politica del Paese.

Quali sono le ragioni che hanno portato in Siria a una guerra così lunga e sanguinosa?

«L’inizio è stato una rivoluzione popolare pacifica che è diventata una guerra sanguinosa. Iran, Turchia e Russia hanno salvaguardato i loro interessi sia religiosi che economici, militari e politici vista la posizione geografica, la presenza di petrolio e l’influenza storica nel medio oriente».

Cosa si può prevedere per l’immediato futuro?

«La situazione è molto incerta, soprattutto in seguito alle elezioni americane e alle imminenti elezioni russe. Potrebbero esserci risvolti anche drammatici in Iran e Turchia con possibilità di divisione del territorio siriano ed iracheno seguendo il piano Kissinger».

Com’è la situazione in Libano con l’arrivo dei rifugiati siriani?

«Vivono in condizioni precarie, accampati in tende, sulle montagne e al freddo. Ma nonostante questo si trovano in una situazione migliore rispetto a quella del loro Paese anche se si registra un effetto negativo a livello economico e sociale sul paese ospite. Gli aiuti vengono dalla Croce Rossa e dall’Unicef ed altri».

Spaventa più la guerra o il terrorismo?

«The war is in Siria, the terrorism is everywhere: La guerra è in Siria e il terrorismo è ovunque».

Come si può combattere il terrorismo?

«Soltanto la cultura è l’arma più efficace. Lo studio è un mezzo per aprire la mente e formare una generazione di giovani che non si lasci influenzare dall’ideologia del terrorismo. Voi in Italia dovete considerarvi fortunati perché vivete in un Paese pacifico, avete la possibilità di studiare e questo è un grandissimo privilegio».

Quale è la situazione politico-culturale in Libano?

«Il Libano è l’unico Paese cristiano in Medio Oriente, è piccolo ma ha 18 religioni. Quasi tutti i libanesi parlano almeno 3 lingue: arabo, francese e inglese. Durante la guerra la religione praticata veniva riportata sulla carta di identità, oggi non più».

Come si vive a Beirut?

«Durante la guerra è stata divisa in due parti: la parte Est, con maggioranza cristiana, è più occidentalizzata, mentre quella Ovest è più legata alla cultura degli abitanti di maggioranza musulmana».

Lorena Calzetta, Beatrice D’Amico, Ludovica Franchi

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