Il teschio trovato appartiene a un soldato

24 Aprile 2015

Sul cranio si legge la scritta «Quinto battaglione L’Aquila». Il rinvenimento durante i restauri d’un palazzo a San Domenico

L’AQUILA. Doveva appartenere a un militare il teschio ritrovato mercoledì scorso all'interno del sottotetto di un palazzo del centro storico: in piazza Angioina, con affaccio sulla chiesa di San Domenico. Sul cranio, infatti, oltre a nome e cognome (Giuseppe Campagna) c'è scritta, probabilmente con l'inchiostro, anche una data la cui lettura è ancora incerta (1913 o 1943) e «quinto battaglione L'Aquila». A ritrovarlo un operaio impegnato nel restauro del palazzo gravemente colpito dal terremoto e risalente, secondo la targa all'esterno dell'edificio, al 1907. «Stavamo togliendo i calcinacci all'interno di un sottotetto, tra una volta a botte e la copertura dell'edificio, nell'opera di ripulitura» spiega Luigi Pacchiarotta, che mercoledì scorso si è ritrovato tra le mani il reperto. «Ho sentito qualcosa di rotondo. Mi sono fermato e mi sono accorto che si trattava di un teschio» continua «pian piano ho cercato di tirarlo fuori dalle macerie. In passato si usava, infatti, riempire i vuoti con terriccio e altro materiale di scarto. Inizialmente non mi sono accorto del fatto che ci fosse una scritta sul lato del teschio. Ho subito consegnato il cranio al capocantiere che ha avvertito le forze dell'ordine». Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno sequestrato il reperto. «Da cinquant'anni faccio questo lavoro, ma non mi è mai capitato una cosa del genere» conclude l'operaio. Appena rinvenuto, il teschio era molto sporco e la scritta laterale non era leggibile. È stato necessario, infatti, ripulirlo prima di poter decifrare le lettere. «Abbiamo dormito per anni con un cadavere in soffitta, senza accorgerci di nulla» scherza Stefano Lopardi, proprietario dell'immobile in cui è avvenuto il ritrovamento «non abbiamo nessun parente con questo cognome. L'immobile, d'altra parte, era originariamente di sette proprietari diversi prima che mia nonna lo ricomprasse interamente. Fino al 2009 era adibito in parte ad abitazione, l'altra ala, dove è avvenuto il ritrovamento, ospitava invece il mio studio legale. È strano che qualcuno abbia tenuto in casa un resto del genere appuntando anche nome e cognome. E' certo qualcosa di molto macabro» Non è possibile escludere, tuttavia, che il teschio provenga dalla vicina chiesa di San Domenico, sotto la quale senz'altro in passato dovevano esserci delle sepolture. Anche se poi le date non collimano.

«Non fa piacere sapere di aver vissuto con un teschio nascosto in casa» conclude l'avvocato «il tetto è stato ripristinato circa trent'anni fa, ma all'epoca nessuno si era accorto della presenza del reperto. L'ipotesi che mi sembra più probabile è che sia risalente al periodo della guerra, conservato da qualche parente e tenuto nascosto per evitare problemi».

Michela Corridore

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