Il vescovo: «Basta balletti verbali Politici, sulla cartiera svegliatevi»

Santoro chiede aiuto per la Marsica: «Economia brutale, la persona non è uno scarto da eliminare» Assemblea in municipio. Soltanto a giugno il patto che prevedeva la sopravvivenza della fabbrica
AVEZZANO. «Si svegli chi si deve svegliare». Fanno rumore le parole del vescovo dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, all’indomani dell’annuncio ufficiale della chiusura della Cartiera Burgo di Avezzano. Sono oltre 350 i posti di lavoro che andranno persi, tra dipendenti dell’azienda e quelli dell’indotto. «È l’ennesima notizia della spoliazione produttiva della Marsica» commenta il vescovo «le modalità dell’annuncio dimostrano, ancora una volta, la brutalità di un’economia che relega il lavoro come una variabile della finanza e la persona come scarto da eliminare. Non è più tempo di considerare la Marsica come la periferia ignorata nel sistema regione-nazione. Non è più tempo di balletti verbali. Si svegli chi si deve svegliare». Un chiaro monito a che sta nelle stanze dei bottoni. Non è la prima volta che Santoro ammonisce il mondo della politica locale di fronte alla perdita dei posti di lavoro. Già due anni fa, in occasione della chiusura della prima linea dello stabilimento di Avezzano – fino a gennaio si produceva carta patinata, poi si è passati a quella naturale – i dipendenti raggiunsero in diocesi il vescovo per chiedergli di intervenire. All’epoca i dipendenti erano 450, ma già iniziavano i primi ricorsi agli ammortizzatori sociali.
ASSEMBLEA IN COMUNE. Il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, per motivi personali, non ha partecipato all’incontro di ieri mattina. Al suo posto c’erano Domenico Di Berardino, presidente del consiglio comunalem e il vicesindaco Ferdinando Boccia. «La Burgo, quando si è insediata in questo territorio», afferma l’assessore comunale al Lavoro, Francesco Paciotti, «ha ricevuto ingenti finanziamenti dallo Stato. Adesso non può chiudere e andare via cancellando la storia dello stabilimento». «Molti di noi sono giovani», sottolinea Terenzio Galano (Uil-Com), «che hanno da poco costruito una famiglia e che adesso si ritrovano senza più un futuro. Chiediamo ai rappresentanti delle istituzioni di intervenire, non solo con le parole, ma con fatti e azioni concrete».
E L’ACCORDO DI GIUGNO? Lo scorso 4 giugno, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali a Roma, tutti i rappresentanti sindacali di Avezzano hanno incontrato Franco Montevecchi, responsabile delle risorse umane della Burgo Group, e Paolo Simonato, direttore del personale. In quell’occasione è stato sottoscritto un accordo in cui, alla luce della riduzione della diffusione della carta, penalizzata sul mercato dagli strumenti informatici, l’azienda si impegnava a gestire gli esuberi con la cassa integrazione straordinaria e ordinaria. Da nessuna parte si ipotizzava la chiusura dello stabilimento. Il documento è pubblicato su internet, tra i comunicati della Uil-Com.
I DUBBI DI DEL CORVO. «Questa reazione dei vertici della Burgo è il frutto delle decisioni della giunta regionale di escludere dai fondi Fas l’area marsicana e quella peligna, che dagli stessi avrebbero avuto un grande sostegno alle imprese locali in difficoltà?», si domanda il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo. «Muore un altro pezzo di storia dell’industria marsicana», aggiunge il consigliere comunale Crescenzo Presutti, «è ora di iniziare a pensare al recesso dai trattati europei».
VERTICE IN REGIONE. Un altro incontro si è tenuto ieri in Regione, tra il presidente Luciano D’Alfonso, il suo vice Gianni Lolli e il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio: «Ci batteremo in ogni modo perché quanto annunciato non venga posto in atto e metteremo in campo tutti gli strumenti possibili di sostegno a un progetto industriale che salvaguardi i livelli occupazionali e il futuro dell'azienda». Martedì 9 settembre incontro al ministero.
E C’È IL CASO SAES. Anche alla Saes la situazione si complica. Aumentano di 21 unità gli esuberi. Ieri, in Provincia, è stato siglato un nuovo accordo per la conseguente crescita delle ore di solidarietà: da settembre fino al 31 dicembre 2015 saranno ripartite per più lavoratori.
Magda Tirabassi
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