Il vescovo D’Ercole “scagiona” Cavaliere

26 Settembre 2018

Il presule: «I soldi non potevano confluire nella fondazione da lui allestita». Giovanardi conferma: «Risorse solo a enti»

L’AQUILA. «La fondazione “Abruzzo solidarietà e sviluppo” non poteva acquisire fondi di alcun tipo e nemmeno aveva un conto corrente. Si trattava solo di un organismo “interistituzionale” creato per fronteggiare insieme l’emergenza del dopo terremoto». Questa la sintesi della deposizione di monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli, ma nel post sisma, vescovo ausiliare dell'Aquila, nel processo per la tentata truffa con i fondi del sociale, i “fondi Giovanardi”, a carico dell’unico imputato rimasto, Gianfranco Cavaliere, dopo il decesso del professor Filippo Traversi. Una vicenda che quando scattarono gli arresti e gli avvisi di garanzia suscitò per mesi un enorme polverone anche per fatto che alcuni tra i sospettati erano persone vicine alla Curia. Ora il caso sembra ridimensionato oltre che prossimo alla prescrizione.. La testimonianza del religioso ha segnato un punto importante per la difesa. Infatti l’accusa, per la quale i due imputati furono arrestati, era ben chiara:il tentativo di truffa di 9 dei 12 milioni sarebbe stato messo in campo attraverso una sistema di onlus e associazioni, e, in particolar modo con la fondazione, strumento che avrebbe dovuto permettere la distrazione dei fondi. Regista di questo piano sarebbe stato Traversi che ha sempre rigettato ogni accusa. Il vescovo ha anche ricordato i problemi per mettere d’accordo i vari Comuni, in testa L’Aquila, nella ripartizione di quei fondi. Poi, con l’inchiesta, si bloccò tutto. L’ex sottosegretario Carlo Giovanardi, anche li ieri in aula, a specifica domanda dell’avvocato di Cavaliere, Attilio Cecchini, ha ribadito che i soldi giammai sarebbero potuti finire nelle mani della Fondazione e, dunque, degli accusati, ma solo ai Comuni e agli enti dopo l’ok ai progetti.
Giovanardi si è rammaricato per il fatto che alcuni progetti, con i fondi da lui stanziati, ancora non siano partiti. In precedenza era stato ascoltato, sempre come testimone, l’imprenditore Angelo Taffo il quale ha smentito l’ipotesi di aver subito minacce da parte dell’imputato. Tra i testimoni mancava l’ex sindaco Massimo Cialente. L’assenza ha indispettito il collegio che ha ordinato il suo accompagnamento coatto nella prossima udienza del 22 gennaio del prossimo anno.
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