Il Wwf: «Priorità sui depuratori»

Nella Marsica irregolari 24 impianti su 51. Gli ambientalisti: «Vasche di prima pioggia e finanziamenti»
AVEZZANO. Servizio di depurazione della Marsica da ottimizzare, per esempio «dotando gli impianti di vasche di prima pioggia», per salvaguardare ambiente e territorio e uscire dal girone dei Paesi sanzionati a getto continuo dalla Corte di giustizia europea per violazione delle norme. Il Wwf Abruzzo montano dice basta al disastro depurazione – stando al reportage del Centro 24 impianti su 51 sono irregolari – e spinge amministrazioni locali, Ersi (Ente regionale servizio idrico) e Cam (gestore servizio idrico integrato) a mettere «tra le loro priorità la ristrutturazione e l’ammodernamento dei depuratori di acque reflue presenti sul territorio, anche attraverso l’introduzione di nuove tecnologie, al fine di fornire un servizio efficiente alla collettività garantendo il rispetto dell’ambiente». Cresce nella Marsica la spinta verso la politica, affinché nel campo disastrato della depurazione si gettino le basi per un nuovo corso: richiesta che giace sul tavolo di Mario Mazzocca, atteso da tutti nella Marsica, per l’apertura di un tavolo di confronto sulle criticità del settore e le soluzioni possibili per assicurare un servizio di qualità sia per la salute che per l’ambiente e per il settore agricolo. Finora, però, la disponibilità a parole del sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, rilanciata dal presidente di Confagricoltura, Fabrizio Lobene, non si manifesta concretamente. Nell’attesa, il Wwf, che ha preso spunto dalla nuova multa all’Italia della Corte di giustizia europea, suggerisce una misura tampone già adottata in altre Regioni: dotare i depuratori di vasche di prima pioggia. «Questi semplici accorgimenti», afferma il vice presidente Antonello Santilli, «sono utili a migliorare la funzionalità dei depuratori, in attesa di trovare i fondi necessari per la ristrutturazione di tutto il sistema. Peccato che i fondi stanziati per la risoluzione delle criticità nella gestione della risorsa idrica nel Fucino, 50 milioni del Masterplan, non siano stati destinati, nemmeno in parte, a dare una prima risposta a questa emergenza». (m.s.)
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