Illustri studiosi omaggiano Bologna

2 Novembre 2019

La storica dell’arte Colasacco: «Maestro geniale a tutto tondo»

L’AQUILA. Il “genio”, lo storico d’arte, il critico, ma anche il carattere a volte burbero e spesso spigoloso. È un ritratto a tutto tondo di Ferdinando Bologna quello emerso nel convegno “L’Abruzzo l’Europa. Gli studi di storia dell’arte abruzzese”, che si è tenuto nei giorni scorsi all’Emiciclo.
A confrontarsi sull’eccezionale personalità scomparsa lo scorso aprile all’età di 94 anni sono stati studiosi provenienti da cinque università italiane, insieme a numerose autorità locali e a quella che lui stesso ha definito un’alunna mancata: la storica d’arte della Soprintendenza, Bianca Maria Colasacco. «Non sono un’allieva diretta del professor Bologna, che considero però l’autentico tutore della mia formazione di storica d’arte: ho infatti goduto del privilegio raro di avere in lui un maestro speciale con il quale confrontarmi costantemente», ha spiegato a margine della conferenza. «Questa celebre personalità, che univa al grande ingegno un’incomparabile conoscenza di arte, di storia, di letteratura, di poesia, di lingue, di semantica, persino di discipline scientifiche, professore esimio, illustre cattedratico, nutriva una grande passione per la sua città, cui ha dedicato studi e ricerche fondamentali». Un “genio” appunto, come dice la stessa Colasacco, in grado di «trattare insieme pittura, scultura, arti minori, individuando luoghi e circostanze e creando collegamenti inaspettati tramite l’intersecazione di cronologie e stratificazioni. I suoi saggi con gli usuali ricchissimi apparati di note hanno la capacità di condensare interi capitoli di storia dell’arte in poche pagine, che hanno lo spessore di interi volumi». Capacità che Bologna applicava sempre con passione al proprio lavoro. «Con straordinaria passione ha seguito gli interventi conservativi sui capolavori scultorei di Silvestro dell’Aquila, di Giovanni di Biasuccio, dei dipinti su tela di Baccio Ciarpi, dei preziosi affreschi di Delitio, di Antonio da Atri, Francesco da Montereale», ha raccontato la storica d’arte. «Dopo il sisma, tra i tanti interventi assegnati, ho avuto la responsabilità di dirigere il restauro degli apparati decorativi della chiesa di San Silvestro, tra cui il famosissimo ciclo di affreschi dell’abside centrale, riportato alla luce nel 1948, risanato e attribuito al Maestro di Beffi proprio da Bologna, ispettore neoassunto della Soprintendenza non ancora 21enne, nonché il restauro del dipinto su tavola, raffigurante il Beato Vincenzo dell’Aquila, identificato da Bologna nel 1949 nella chiesa dei frati osservanti di San Giuliano e sono rimasta davvero stupita, in entrambi i casi, nel rilevare come già a quell’epoca e senza soluzioni di continuità lo studioso avesse idee chiarissime, riuscendo a coniugare in maniera esemplare filologia e storia. Davvero un maestro geniale».