Imboscati all’Asl, si indaga su 254 casi

28 Settembre 2016

Sono dipendenti assunti nel settore sanitario che svolgono altre mansioni: veri i certificati medici e le deroghe di legge?

AVEZZANO. L’indagine sugli imboscati all’Asl riguarda la posizione di 254 dipendenti. Personale assunto per ricoprire ruoli nel settore sanitario ma che con il tempo si ritrova a svolgere mansioni diverse da quelle di appartenenza. Molti sono infermieri.

Il caso dei cosiddetti fuori posto portato a galla dalla Cgil-Funzione pubblica sta facendo molto discutere. Riguarda principalmente l’ospedale di Avezzano, ma sacche di inefficienza, come le ha bollate il manager Rinaldo Tordera, sarebbero estese anche nelle strutture dell’Aquila, Sulmona, Castel di Sangro, Pescina e Tagliacozzo.

Lo scorso giugno la direzione sanitaria ha avviato un accertamento, all’interno di tutta l’azienda provinciale, per vagliare le situazioni del personale fuori posto, sanitario e non, e per valutarne le singole posizioni in base alle prescrizioni mediche o le deroghe di diritto. La ricognizione, come scoperto dal Centro, riguarda 254 posizioni. Ci vorrà almeno un altro mese per un primo responso e per dire quante di queste sono regolari e quante no. I 254 nella lista, in virtù di attestazioni mediche o di ragioni previste da specifiche norme, svolgono lavori diversi da quelli della professione sanitaria di appartenenza. Deroghe in gran parte giustificate da motivi di salute o da esenzioni di legge.

«Sulla base di ciò che emergerà», ha evidenziato il manager Tordera, «se necessario, verranno adottati conseguenti provvedimenti correttivi. L’accertamento di eventuali posizioni improprie servirà a rimuovere sacche di inefficienza e a recuperare, laddove possibile, preziosa forza lavoro per i reparti che ne hanno bisogno, nell’ottica del miglioramento delle prestazioni a favore dei pazienti».

La polemica targata Cgil è divampata proprio perché gran parte dei reparti degli ospedali lamenta carenze di personale. Carenze accentuate in quelle divisioni dove i carichi di lavoro sono notevoli. La polemica sollevata dalla Cgil, che ha chiesto conto dei risultati di questa indagine, nasce soprattutto per tutelare i lavoratori onesti, che sono la stragrande maggioranza.

Secondo il sindacato, infatti, la presenza di fuori posto «non è garante né per i lavoratori né per i pazienti. Nel primo caso il rischio è che non vengano rispettate le regole contrattuali e normative stabilite dalla legge 161 del 2014, e cioè riguardanti l’orario di lavoro del personale sanitario. Nel secondo caso c’è il rischio di non poter garantire la continuità nell’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni nei confronti dei pazienti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA