«Immobili comunali gratis alle associazioni»

Albano (Pd): noi mettiamo a disposizione le sedi e in cambio avremo prestazioni a carattere sociale
L’AQUILA. Appartamenti e locali, di proprietà del Comune, vuoti e inutilizzati. Un patrimonio di 250mila metri quadrati, nel solo centro storico, se si considerano anche le case equivalenti. Cosa fare per metterne a frutto il possesso? E come ricavarne un utile sociale, per la città?
Stefano Albano, segretario comunale del Pd, lancia la proposta “L’Aquila beni comuni”. L’idea è affidare gratuitamente alle associazioni i beni comunali.
Con quale ritorno?
«Nel prossimo progetto di città dovrà essere centrale la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico. L’Aquila ha una grande disponibilità di edifici pubblici, in centro storico e non solo. Locali e appartamenti che possono diventare una ricchezza per la città, a patto che venga messa a punto una strategia precisa. “L’Aquila beni comuni” è un pacchetto di proposte a cui stiamo lavorando per programmare l’utilizzo di questo enorme patrimonio pubblico evitando che si trasformi in un’ occasione sprecata o, peggio, in una zavorra».
Ci sono già delle proposte?
«La prima riguarda il settore dei servizi sociali, che possono essere potenziati sviluppando una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato: il Comune mette a disposizione senza canone le sedi e gli spazi, che verranno gestiti dalle associazioni. In cambio, ci sarà un naturale aumento, in termini numerici e qualitativi, delle prestazioni nel settore sociale».
E i vantaggi per i cittadini e per l’amministrazione?
«L’incremento dei servizi, senza ulteriori costi a carico del Comune valorizzando, al contempo, un settore di pregio, qual è quello dell’associazionismo cittadino. L’operazione consente, nello stesso tempo, di mettere a frutto un patrimonio immobiliare pubblico enorme, che altrimenti resterebbe inutilizzato».
Esistono esperimenti simili in Italia?
«È un percorso già intrapreso da altre amministrazioni, a cominciare da quella di Bologna dove le associazioni hanno l’opportunità di gestire gratuitamente palazzi e spazi pubblici, in centro e in periferia, per attività ammesse da un apposito regolamento. Lo stesso meccanismo si potrebbe applicare all’Aquila».
La proposta è rivolta ad associazioni culturali, sociali e sportive?
«A tutte quelle realtà ad alta valenza sociale o che operano in campo culturale: penso ad esempio a corsi di formazione, al sostegno alle persone svantaggiate, ai meno abbienti, a qualsiasi attività che dia un valore aggiunto alla città, alle fasce più vulnerabili, che la faccia crescere. Inoltre, il percorso può prevedere anche sbocchi occupazionali: liberando le associazioni dai costi delle sedi, le stesse hanno maggiori possibilità di investire in risorse umane. Un modo per creare nuovi posti di lavoro e incentivare l’occupazione».(m.p.)
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