Impianto dei rifiuti Ex sindaco a giudizio

GIULIANOVA. È con una citazione diretta a giudizio (il processo è fissato per il 4 aprile), che il pm Luca Sciarretta porta in un’aula di tribunale quello che per la cronaca da tempo è il caso della...
GIULIANOVA. È con una citazione diretta a giudizio (il processo è fissato per il 4 aprile), che il pm Luca Sciarretta porta in un’aula di tribunale quello che per la cronaca da tempo è il caso della “puzza del Cirsu” e che nel capo d’imputazione diventa «esalazioni maleodoranti atte a molestare gli abitanti delle zone limitrofe». A conclusione dell’indagine bis su presunte violazioni delle normative ambientali, a giudizio sono finiti il legale rappresentante e il direttore tecnico del Consorzio stabile ambiente dell’Aquila, ente cogestore dell’impianto di Grasciano: si tratta di Maria Francesca Siciliani, 49 anni, di Balsorano e di Massimo Martinelli, 42 anni, di San Vincenzo Valle Roveto. Gli accertamenti del pm, che si sono concentrati proprio sulle emissioni dell’impianto, avrebbero evidenziato il mancato rispetto di normative e prescrizioni. Si legge nel capo d’imputazione: «Non provvedevano a captare totalmente, all’esterno e all’interno dei capannoni dell’impianto, le emissioni diffuse e maleodoranti prodotte dalle attività di gestione dell’impianto, in particolare non dotando l’impianto di un idoneo sistema per il recupero del biogas, di un idoneo sistema di aspirazione delle emissioni, di un idoneo e sempre funzionante sistema di insufflazione di arie all’interno delle Aie di fermentazione, tenendo sistematicamente aperte le porte di chiusura e altre aperture delle predette Aie e di altri capannoni contenenti al loro interno rifiuti». A supporto di una dettagliata ricostruzione il pm contesta proprio l’articolo 674 del codice, ovvero il getto pericoloso di cose perché proprio mediante le azioni ed omissioni contestate «provocavano, nei casi non consentiti dalla legge e comunque oltre i limiti della tollerabilità, esalazioni maleodoranti atte a molestare gli abitanti delle zone limitrofe». Ai due viene contestato anche il deposito incontrollato «di rifiuti urbani e speciali non pericolosi pari a circa 4mila tonnellate costituiti prevalentemente da Comuni e Fos da vari anni stoccati nell’impianto».

