Imprenditori scagionati dopo le morti nel canale

6 Ottobre 2017

Ai due agricoltori di Cerchio furono chiesti danni per 1,5 milioni dopo l’incidente Condannata una famiglia marocchina. Polemica sul gratuito patrocinio

CERCHIO. Il loro incubo giudiziario è iniziato a metà marzo 2014, quando in un laghetto per l’irrigazione in località Ripe nel Fucino vennero ripescati i corpi senza vita di due immigrati, Omar El Gazzar, 44 anni, di nazionalità marocchina, residente a San Pelino, ed El Mostafa Chouraq, anch’egli nordafricano, 41enne.
I due uscirono di strada lungo la Circonfucense, di notte e a forte velocità, e la loro Ford Ka si inabissò nell’acqua. Morirono annegati.
Per quella tragedia sono stati trascinati in tribunale Giovanni e Mario Tirabassi, padre e figlio, agricoltori di Cerchio. Otto familiari di una delle vittime hanno chiesto un milione e mezzo di risarcimento danni, ricorrendo all’istituto del gratuito patrocinio. Motivo? Il fossato nel campo del Fucino sarebbe stato di proprietà dei Tirabassi, così come da una dichiarazione fatta ai carabinieri nell’immediatezza dell’incidente. Durante il dibattimento, però, è emersa tutt’altra verità. Gli avvocati dei Tirabassi, Paolo Di Cesare e Mauro Ciofani, hanno prodotto foto e mappe dalle quali si evince chiaramente che lo stagno si trova sulla particella catastale 368 del Comune di Cerchio e dalle visure storiche, dagli estratti dei registri immobiliari e dal contratto di compravendita si è accertato che la particella appartiene a terze persone. Ragioni che hanno spinto il giudice Francesco Lupia del tribunale di Avezzano a respingere la domanda perché infondata. Né potevano essere previste, attorno al laghetto per l’irrigazione, delle particolari protezioni in grado di evitare l’incidente. Le cause dello schianto, inoltre, sarebbero da attribuire all’imprudenza avuta dal conducente (tanto che l’inchiesta fu archiviata per accidentalità del caso). Così il giudice Lupia ha condannato gli otto familiari di Chouraq a risarcire le spese legali, circa 36mila euro. A padre e figlio dovranno essere corrisposti anche 10mila euro in quanto alla famiglia marocchina è stata riconosciuta la lite temeraria. Una condanna che raramente trova applicazione in Italia.
«Per i nostri assistiti è la fine di un vero incubo, hanno passato mesi terribili, vittime di un’assurda vicenda», sottolineano gli avvocati Di Cesare e Ciofani, «molti cittadini stranieri, a prescindere dai diritti, usufruiscono di questo gratuito patrocinio che, come in questo caso, può essere applicato in modo spregiudicato. Spesso arrivano citazioni di persone straniere che provano a ottenere dei risarcimenti e il tribunale di Avezzano è pieno di cause del genere. In caso di condanna, però, si defilano. Il sistema andrebbe rivisto perché questa storia che ha come protagonista la famiglia Tirabassi, alla quale era stato chiesto un danno di un milione e mezzo, deve fare riflettere».
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