Imprese in crisi, 8 su dieci sono a rischio chiusura

13 Luglio 2015

Poca capacità d’investimento, deludenti i numeri relativi alle nuove assunzioni La Confesercenti attacca: troppe tasse e difficoltà di accesso al credito

SULMONA. Otto imprese su dieci sono in crisi e a rischio chiusura. La ripresa tanto annunciata da più parti fatica a diffondere i suoi effetti benefici in centro Abruzzo. La zona, da anni penalizzata da una mancata strategia comune, patisce ora gli effetti di una crisi globale, accentuata anche dall’eccessiva pressione fiscale, dall’elevato costo del lavoro e dal mancato accesso al credito. Tutti fattori che scoraggiano gli imprenditori o che trasformano periodi di recessione in crisi profonde e spesso definitive. Ne è convinto Pietro Leonarduzzi, vicepresidente provinciale di Confesercenti, che lancia un grido d’allarme per scuotere le istituzioni a fare di più. «Si parla di ripresa, anche se minima», spiega Leonarduzzi, «ma questa non è ancora stata percepita dalla maggior parte delle piccole e medie imprese, per le quali il ritorno alla crescita appare ancora una chimera. Oltre 8 imprenditori su 10, l’82%, a giugno dichiarano di non aver intercettato l’inversione di tendenza; più di uno su due, il 51%, non rileva miglioramenti rispetto al 2014, mentre il 31% sostiene di avere subito un nuovo calo». Anche dal punto di vista delle nuove assunzioni le cose non vanno meglio. «La ripartenza è, purtroppo, ancora limitata a una piccola parte del tessuto imprenditoriale», aggiunge Leonarduzzi. «Il perdurare dello stato di difficoltà si ripercuote sulla capacità di investimento delle imprese: solo il 18% ha assunto a tempo indeterminato nuovo personale e la metà ha potuto farlo solo grazie ai nuovi sgravi contributivi. Ma l’80% segnala di non avere ancora l’esigenza o la forza per prendere nuovo personale. Servirebbe una rimodulazione, in direzione del rafforzamento, degli sgravi fiscali e previdenziali per massimizzarne gli effetti in questo periodo ancora difficile». La ricetta della Confesercenti è quella di abbassare le tasse e rendere più accessibili prestiti e mutui da parte delle banche. «La sofferenza delle imprese appare legata soprattutto all’eccessivo prelievo fiscale», rileva Leonarduzzi. «Il fisco è di gran lunga la maggiore preoccupazione delle imprese. Una riforma del sistema che porti alla riduzione del carico fiscale è l’esigenza più stringente. A tutto questo va aggiunta l’esigenza di riqualificare l’accesso al credito riducendo l’effetto delle esposizioni a garanzia degli imprenditori».

Federica Pantano

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